Mamme in mente – Bimbi in mente

Diventare genitori è un percorso che inizia dall’attesa e continua lungo tutto il percorso di crescita dei figli …genitori si diventa piano piano tra gioie, soddisfazioni, difficoltà, momenti di sconforto, errori, voglia di mettersi in gioco e tanta, tanta pazienza. Mamme in mente bimbi in mente™ parte dal presupposto che i bambini per crescere hanno bisogno di sentirsi pensati, di sentire che intorno a loro c’è un mondo di adulti che li aiutino a distinguere e capire le proprie emozioni, adulti che li aiutano a trasformare quello che accade loro giorno dopo giorno in pensieri, adulti che li facciano sentire tenuti in mente con le loro esigenze le loro peculiarità, i loro bisogni specifici a seconda dell’età.

Ma per i genitori non sempre il mondo del bambino è trasparente, per alcuni può essere un mondo difficile da decifrare e nel quale talvolta il genitore vede aspetti di sé delle proprie paure delle proprie emozioni della propria storia che si ripete confondendo la scena della relazione genitori-figli. Ecco allora che possono emergere difficoltà temporanee nel bambino o nella relazione tra i genitori e il bambino che possono preoccupare e creare una spirale di ansie e pensieri che non aiutano il genitore ad essere di aiuto al proprio bambino.

Mamme in mente – Bimbi in mente

Diventare genitori è un percorso che inizia dall’attesa e continua lungo tutto il percorso di crescita dei figli …genitori si diventa piano piano tra gioie, soddisfazioni, difficoltà, momenti di sconforto, errori, voglia di mettersi in gioco e tanta, tanta pazienza. Mamme in mente bimbi in mente™ parte dal presupposto che i bambini per crescere hanno bisogno di sentirsi pensati, di sentire che intorno a loro c’è un mondo di adulti che li aiutino a distinguere e capire le proprie emozioni, adulti che li aiutano a trasformare quello che accade loro giorno dopo giorno in pensieri, adulti che li facciano sentire tenuti in mente con le loro esigenze le loro peculiarità, i loro bisogni specifici a seconda dell’età.

Ma per i genitori non sempre il mondo del bambino è trasparente, per alcuni può essere un mondo difficile da decifrare e nel quale talvolta il genitore vede aspetti di sé delle proprie paure delle proprie emozioni della propria storia che si ripete confondendo la scena della relazione genitori-figli. Ecco allora che possono emergere difficoltà temporanee nel bambino o nella relazione tra i genitori e il bambino che possono preoccupare e creare una spirale di ansie e pensieri che non aiutano il genitore ad essere di aiuto al proprio bambino.

Diventare genitori

Diventare Genitori

Sapevate che diventare genitori è un percorso che inizia già da prima che il vostro bambino sia concepito?
Sembra esagerato lo so, ma è proprio così…i figli sono concepiti prima nella nostra mente e poi nel nostro corpo, che ne siamo consapevoli o no, e sul loro arrivo fantastichiamo e desideriamo, sia che arrivino cercati o inaspettatamente.
Ognuno di noi donne e uomini fa pensieri, fantasie, ha desideri più o meno consapevoli circa il diventare o non diventare genitori. Questo inevitabilmente crea un contesto emotivo in continuo mutamento nel corso della nostra vita, che costituisce una prima traccia di quel che sarà poi l’esperienza di diventare ed essere genitori.

Lo sapevate che per ogni figlio questo contesto emotivo in continuo mutamento è differente?
Per questo ogni figlio ha un suo posto nella vita dei genitori e della famiglia e con ogni figlio siamo differenti, abbiamo sentimenti differenti, abbiamo comportamenti differenti, ci sentiamo animati da spinte emotive differenti…

Bando all’idea di dover trattare i figli tutti nello stesso modo….. non è possibile essere dei cloni di noi stessi che ripetono con ogni figlio gli stessi schemi comportamentali e rivivono le stesse esperienze .
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Per approfondire guarda questo video: https://bit.ly/2NwVFFe

Quando poi si concepisce un bambino, inizia un’avventura che è senza ritorno…. Indipendentemente da come andranno le cose, che la gravidanza proceda o no, è iniziata un’esperienza mentale oltre che fisica che cambierà il nostro modo di collocarci e di sentirci nella nostra realtà quotidiana ed esistenziale.
Anche quando sfortunatamente la gravidanza si interrompe, non si può fare finta di nulla, una finestra si è aperta nella nostra vita e siamo stati costretti volente o nolente a guardarvi attraverso. Questa esperienza non si cancellerà, rimarrà una traccia che col tempo potrà più o meno mimetizzarsi, la vita continua e ci riserva tante belle sorprese, ma ciò che abbiamo vissuto rimane inscritto consapevolmente o inconsapevolmente nella nostra mente emotiva.
Per approfondire : https://bit.ly/2NZqqzS

Gravidanza e Bonding

Con Bonding si intende quella particolare relazione intima, quel dialogo che si crea tra la mamma e il suo bambino, ma anche tra il papà e il bambino e che inizia solitamente già dalla gravidanza. L’intimità si crea grazie al contatto fisico e al coinvolgimento emotivo –affettivo che si sviluppa durante la gravidanza. Il bonding definisce un processo, in parte cosciente, in parte inconscio, attraverso cui bambino e genitori si collegano in una relazione intima
Secondo gli studi degli ultimi anni il feto è in costante contatto con stimolazioni psiconeuroendocrine provenienti dal corpo della madre. Inoltre il feto ha competenze sensoriali che gli permettono di percepire a secondo della fase della gravidanza stimoli tattili, uditivi, visivi tali da poter stabilire un contatto attraverso “il pancione”

E' vero che questo contatto intimo tra la madre/padre ed il bambino inizia già dalla gravidanza ?

Non è una prescrizione assoluta e non è detto che sia automatico, i legami affettivi portano con sé contraddizioni ed ambivalenze e questo riguarda anche il rapporto tra la futura mamma/papà e il feto/bambino….

NON SEMPRE E’ AMORE “A PRIMA VISTA”
infatti

siamo diversi l’uno dall’altro, ognuno di noi ha un proprio stile relazionale
siamo diversi nei legami che instauriamo anche a seconda di che momento della nostra vita personale e di coppia stiamo vivendo.

PER CUI BANDO ALLE IDEALIZZAZIONI!

Non è detto che per tutte le donne sia così semplice e desiderabile iniziare ad instaurare un legame intimo con il bambino già dall’inizio della gravidanza ….

Per i padri può essere ancora più difficile sia perché non vivono la gravidanza nel lor corpo, sia perché il contatto “fisico” con il bambino è mediato dalla donna .
Non esistono mamme giuste e brave (che amano di amore “puro” sin dal primo istante del concepimento il proprio bambino) e mamme cattive e sbagliate che non possono/ vogliono/ riescono a stare in contatto con il proprio bambino
Per alcune donne/coppie già dal primo trimestre può essere normale fantasticare, parlare, toccare(attraverso la pancia) il proprio bambino. Per altre invece questo processo inizia più avanti, nel secondo trimestre, soprattutto quando la pancia inizia a vedersi, e la mamma poi inizia a sentire i movimenti del proprio bambino.
Per altre ancora questo processo di comunicazione ed interscambio fisico ed affettivo e la creazione di un legame intimo può essere un’impellenza solo nel postparto.
Quello che è importante è che siate capaci di fermarvi e osservarvi rispetto alle vostre modalità di bonding prenatale
Se vedete che improvvisamente o gradualmente col procedere della gravidanza non riuscite a toccare la pancia, a parlare con il vostro bambino, a fantasticare su di lui e su di voi due/tre, è importante che cerchiate di capire come mai non riuscite a stare con la vostra pancia/bambino, a prestarle attenzione.

Chiedetevi
•se ci sono eventi di vita stressanti che possono interferire o aver interferito con la creazione/interruzione del legame :lavoro, perdite importanti, conflitti di coppia, rischi per la salute/vita del bambino o per la propria salute),
•se avete vissuto precedenti vicende legate ad altre gravidanze/parti andati diversamente da come vi aspettavate (lutti, parti traumatici, difficoltà con il precedente postparto)

In queste due eventualità la comunicazione emotivo affettiva e corporea tra madre, bambino e padre può essere ritardata il più possibile, alterata o interrotta. E’ importante però non trascurare questi blocchi ed eventualmente rivolgersi ad un professionista esperto in psicologia clinica perinatale

Nasce un bambino... Nasce una mamma

Quando poi il bimbo nasce è tutto un mondo da scoprire, e non mi riferisco solo al mondo del bambino…..

I neonati attivano in noi emozioni, pensieri, ricordi, sentimenti non sempre chiari e limpidi da decifrare.

Spesso ci si aspetta di sentirsi in un certo modo tenendo in braccio il proprio bebè……tenerezza, amore, desiderio di tenerlo a contatto con la propria pelle……..

Le aspettative sono sempre di provare sentimenti gratificanti e positivi……

Ma si sa, le aspettative non sempre corrispondono a realtà e così invece ci si può ritrovare disorientati tra emozioni contrastanti condite da sensi di colpa e da un senso generale di inadeguatezza e incapacità.

Il mondo del neonato mette a nudo gli aspetti più fragili e reconditi del nostro essere, può non essere facile averci a che fare e questo vale per la mamma così come per il papà.
Ricordate che i primi 40 giorni possono essere difficili per la mamma ma anche per il papà, sia dal punto di vista emotivo che dal punto di vista della gestione pratica del neonato e della vita quotidiana
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Genitori e Bonding

Quando il bambino nasce ci si aspetta sempre che sia un momento bellissimo carico di emozioni positive, un primo incontro indimenticabile.
Ci si aspetta che sia amore a prima vista, ma non è sempre così………molte sono le variabili sia individuali che situazionali che possono intervenire e rendere questo momento non così magico.
Ognuno di noi ha un suo stile per entrare in relazione, c’è chi si fa coinvolgere facilmente e ama il contatto fisico, chi invece è più schivo, e ha bisogno di tempo per stabilire una relazione di vicinanza e intimità affettiva e fisica.
Inoltre un parto può creare situazioni emotive molto forti, può non andare proprio come ci si aspettava, può essere anche caratterizzato da complicazioni mediche.

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Tante sono le variabili che possono intervenire in questi primi incontri tra il neonato e i suoi genitori…
Per cui
NON GIUDICHIAMO e NON GIUDICHIAMOCI
(spesso siamo noi stessi i nostri peggiori giudici)

Molti genitori si preoccupano di questa loro reazione di fronte al proprio bebè, temono le conseguenze del fatto di non avere avuto subito un contatto pelle pelle, o di non aver desiderato di tenere sempre il neonato con sé.

Il legame o bonding fatto di sguardi tenerezze, carezze, contatto pelle pelle e mille attenzioni può aver bisogno di tempo per poter emergere
Ricordiamoci che l’amore ha bisogno di tempo per poter crescere, e per ognuno può essere diverso, c’è chi ha bisogno di quelche ora, chi di qualche giorno, chi di qualche settimana

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COME POSSIAMO AIUTARTI

  • Se percepite di essere in difficoltà a toccare, accudire il vostro bambino,
  • Se sentite un rifiuto nei suoi confronti e questi sentimenti durano più di due settimane, sono intensi costanti e invece che diminuire rimangono costanti nel tempo o si acuiscono

è importante parlarne con il proprio compagno e con i professionisti che avete incontrato nel percorso di assitenza alla gravidanza e al parto/postparto.

In questi casi comunque si consiglia di rivolgersi sempre ad un professionista esperto di psicologia e psicoterapia perinatale per valutare insieme cosa stà accadendo e come aiutarvi.

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0/1 anno

Il neonato, la sua mamma e il suo papà: amore a prima vista?

Il neonato, la sua mamma e il suo papà: amore a prima vista?

I primi istanti dopo la nascita sono carichi di emozioni talvolta anche contrastanti, rappresentano il primo incontro tra la mamma e il suo bambino. Mamma e bambino, che sono stati tutt’uno per nove mesi, si trovano improvvisamente separati, ma sono entrambi pronti per ritrovarsi. In questi primi momenti la coppia madre-bambino cerca di sintonizzarsi e di trovare una intesa. Ma può non essere sempre facile e immediata.

Spesso i film e le immagini stereotipate ci presentano una mamma che, appena vede il suo bambino, si innamora di lui.

È vero, a volte questo accade, ma la realtà può presentarsi con sfaccettature diverse:

RICORDATE
Ogni mamma ha bisogno del suo tempo per incontrare il suo piccolo….non è detto che sia
amore a prima vista

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E il papà? Anche per il papà non è detto che sia amore a prima vista …per alcuni papà può essere molto difficile entrare nella dimensione relazionale e affettiva che la cura di un neonato comporta.

In ogni caso è importante ricordare che in questa fase la figura paterna ha un ruolo molto importante nel sostenere la mamma nelle fatiche della fase iniziale. Inoltre sempre più spesso anche i papà chiedono di essere resi partecipi nel prendersi cura del neonato sin dai primi istanti. E’ però importante considerare che anche per il papà ci possono essere delle difficoltà nel periodo perinatale per cui è importante non forzarsi e forzare i propri compagni a fare ed agire come non si sentono….
Piuttosto può essere utile aprire un dialogo di coppia e se ci si sente in difficoltà chiedere aiuto sia individualmente che come coppia a seconda delle diverse situazioni.

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Il pianto del neonato e i suoi significati

Il pianto del neonato e i suoi significati
Il pianto del bambino, è la prima e più importante forma di comunicazione con il mondo e ha lo scopo di attirare l’attenzione di mamma, papà o di chi si prende cura di lui. Piangendo il neonato richiede la presenza del genitore, stimolandolo a interagire e instaurando così una relazione con il caregeaver. E' il pianto la prima forma di contatto con il mondo circostante.
Ricordate che da parte sua il bambino capisce abbastanza velocemente che il suo pianto richiama la mamma o il papà, che vengono per sollevarlo dai suoi disagi e soddisfare i suoi bisogni fondamentali. Tutto ciò è necessario per la sua sopravvivenza fisica ed emotiva.
Nei primi mesi di vita il bambino può piangere per diversi motivi:

  • Perché ha fame
  • Perché il pannolino è sporco
  • Perché è stanco
  • Perché è malato
  • Perché ha una colica
  • Perché ha caldo o freddo, stimoli troppo forti
  • Perché ha bisogno di vicinanza o contatto
  • Perché ha delle paure……Questo però rigurda il bambino più grande , ricordate infatti che intorno i sette/nove mesi, il pianto ha un significato più ampio, spesso legato alla paura dell’abbandono o alla presenza di adulti estranei.

Per i genitori di un neonato non è sempre facile capire perché il bambino piange e spesso si va per tentativi ed errori soprattutto nei primi due tre mesi di vita. Man mano che poi il bambino cresce si impara a conoscersi e per i genitori diventa meno arduo e difficile capire di cosa il bambino a bisogno.

Il pianto e le difficoltà dei genitori: lasciarlo piangere?

Il pianto e le difficoltà dei genitori: lasciarlo piangere?

Spesso per mamma e papà il pianto causa preoccupazione, ansia, angoscia, tutti vissuti emotivi che sono frutto della paura di non saper riconoscere e rispondere tempestivamente alle esigenze del proprio figlio.
Ricordatevi che il mestiere di genitori si impara “sul campo”.
Spesso soprattutto nei primi mesi il genitore può vivere con rammarico, senso di colpa e rabbia il fatto di non riuscire a far smettere il proprio bambino di piangere. Le cosiddette coliche del lattante sono una delle fasi più difficili da affrontare. Ore e ore con il bimbo in braccio piangente e urlante…
Per alcuni di voi può essere molto difficile reggere al pianto continuo e spesso ininterrotto che sopraggiunge proprio nel momento della giornata in cui anche voi siete più stanchi e desiderereste potervi riposare…..
Le coliche altro non sono che un accumulo di tensioni che il neonato scarica con il pianto ed è molto importante che venga contenuto fisicamente e consolato.
RICORDATE: lasciar piangere un bambino piccolo non è il modo giusto per favorire la sua autonomia; continuando a piangere, il piccolo non potrà che sentirsi impotente e trarre la conclusione di doversela comunque “sbrigare” per conto proprio. Ovviamente col tempo il pianto cesserà, ma sarà solo un segno di resa, se invece rispettate i suoi tempi, il bambino a poco a poco acquisirà da solo la capacità di autoconsolarsi. I bambini hanno bisogno di calore fisico su cui poter contare, al fine di soddisfare i loro bisogni e diminuire lo stress.
Ma perché può essere così difficile ascoltare il pianto del bambino, sintonizzarsi con lui, dargli un ascolto capace di capire il suo disagio sia esso fisico (fame, sete, stanchezza) o emotivo (paura, bisogno di vicinanza...ecc)?
Le difficoltà del genitore soprattutto nelle prime settimane dopo il parto sono molto comuni e possono essere dovute:

  • sia al fatto che il pianto del bambino attiva nel genitore vissuti non sempre consapevoli che portano ansia, talvolta attivano rabbia o reazioni di evitamento
  • sia perché talvolta il bambino piange per la maggior parte del tempo ed il genitore si sente impotente ed incapace entrando in una situazione a circolo vizioso che accresce lo stress reciproco

Quello che comunque sappiamo dalle ricerche degli ultimi anni è che la risposta che il neonato riceverà da parte degli adulti può influenzare profondamente il suo futuro sviluppo neurale e, quindi, emotivo e sociale.
Proprio per questo motivo è importante poter accettare i propri limiti, e se vi sentite troppo stanchi fatevi aiutare aiutare, facendo dei turni tra di voi o chiedendo ai nonni, a un’amica, a un parente, un professionista di darvi il cambio nell’ accudire e consolare il bambino urlante.

I sensi di colpa vi attanagliano?
Se così fosse pensate che per il vostro bambino è sicuramente più proficuo avere un genitore che ha potuto riposare o staccare qualche ora piuttosto che un genitore esausto, sopraffatto dalla stanchezza, dalla tensione nervosa o dalla rabbia condita dagli immancabili sensi di colpa ….
Questo mix non fa bene a nessuno…….
A volte anche le mamme hanno bisogno di ricaricare le pile

FATE ATTENZIONE:

Se nonostante abbiate cercato di staccare, di farvi aiutare, vedete che non riuscite a sopportare i pianti del vostro neonato allora è il momento di chiedere aiuto…..Non isolatevi , parlatene con il pediatra e rivolgetevi ad un professionista esperto in psicologia clinica e psicoterapia perinatale.

Può essere solo un momento di stress intenso, ma può essere anche la spia di una difficoltà che non va trascurata

Il sonno e le sue criticità

Il sonno e le sue criticità

Il sonno dei bambini è un argomento molto delicato e chi ha dei figli lo sa bene. Molto spesso i genitori riportano frequenti risvegli notturni pochi sono i bambini che fin da subito dormono tutta la notte o quasi… Soprattutto i neonati non conoscono ancora la differenza fra il giorno e la notte, hanno bisogno di mangiare spesso, con un ritmo modulato dalla fame. Nei primi mesi di vita i bambini hanno i loro tempi, sono esseri nuovi a questo mondo, stanno cercando di adattarsi a voi e voi a loro di conseguenza
Se a momenti vi sentite scoraggiati…. E’ tutto normale
I genitori e soprattutto le mamme che accudiscono i loro bambini 24 ore su 24 possono avere a tratti la sensazione di non farcela più a reggere alle richieste di accudimento giorno e notte.
Per alcune madri la situazione la situazione diventa insostenibile nel tempo mentre altre riescono a trovare ed accettare comunque dei compromessi che permettano loro di dormire quando il bambino dorme
Qualche consiglio…

  • Cercate di creare una routine, dei riti della nanna che il bambino assocerà con il momento per rilassarsi ed andare a dormire
  • Cantare una ninna-nanna o effettuare le operazioni di pulizia, bagnetto, cambio pannolino, possono costituire un buon segnale per il bambino

Leggi anche : nostrofiglio.it : Sonno bambini, cosa fare se non riescono a dormire bene

La verità è che non c'è una ricetta magica che vada bene per tutti: ogni coppia madre-bambino deve trovare il suo modo per "sopravvivere" a notti complicate.
Se vi sentite in difficoltà, non aspettate di arrivare all’esasperazione, contattateci cercheremo di aiutarvi a trovare la modalità più adatta a voi e al vostro piccolo.

Allattamento... croce delizia di ogni mamma

Allattamento…croce delizia di ogni mamma
Uno dei quesiti e delle preoccupazioni maggiori quando nasce un bambino è rappresentato dall’allattamento .Il nutrire il proprio bambino è un aspetto che al di la degli aspetti pratici ha per le mamme profondi significati emotivi e relazionali. Questo le mamme lo sperimentano nei primi giorni/prime settimane dopo il parto, ogni intoppo nell’allattamento naturale oggi spesso è fonte di scoraggiamento, preoccupazione , senso di incapacità e colpa.
Per alcune le difficoltà nell’allattamento al seno possono diventare una vera e propria ossessione che non lascia tregua.
In realtà l’allattamento naturale o artificiale che sia dal punto di vista della relazione madre bambino ha tutte le possibilità di essere fonte di ricchezza e di stimolo per i due partner
L’importante che esso (naturale o artificiale) possa soddisfare i desideri e calmare i timori di entrambi.

Meglio una madre tranquilla e serena che allatta a biberon piuttosto che una madre angosciata stressata che vive l’allattamento come un obbligo o un dovere

Spesso ci sono madri che non riuscendo ad allattare naturalmente vivono il proprio essere mamma con un senso di colpa e fallimento.
Ricordate che l’importante è essere presenti emotivamente e riuscire a creare un buon clima affettivo e relazionale con il proprio bambino.. Quindi se mentre il vostro bimbo succhia il biberon voi gli sorridete, agganciate il suo sgurardo, gli parlate amorevolmente lo stato psichico di benessere di entrambi è garantito.

Allattare al seno è importante ed è risaputo che ha importanti benefici per la salute del bambino,
ma
ricordiamo che è uno dei canali attraverso cui si instaura il legame di attaccamento, non è l’unico…

Leggi anche: https://bit.ly/2MKYs9G

Svezzamento

Svezzamento

Lo svezzamento è un momento importante nella vita del proprio bambino, che passa dal nutrirsi di solo latte (materno o artificiale) alla scoperta dei primi cibi solidi. In questa fase, che avviene dai 5 ai 6 mesi, il bambino deve lasciare il biberon o il seno della mamma per imparare a deglutire e a usare il cucchiaino. Con l'allattamento al seno o con il biberon il flusso del cibo è continuo e regolare e gli intervalli sono gestiti dal bambino e non da chi propone il pasto, come avviene invece con il cucchiaino.

Il passaggio dall'allattamento ai primi alimenti solidi o semisolidi non è sempre un percorso in discesa, ma se all’inizio avete qualche difficoltà non è il caso di disperarsi, è tutto nella norma.

Nelle prime settimane dello svezzamento il latte rimane sempre l'alimento principale nella dieta del bambino e gli altri cibi, che inizia ad assaggiare, servono per completare la sua alimentazione e la vasta gamma dei gusti alimentari che in seguito svilupperà.
Le capacità di autoregolazione e i ritmi personali del vostro bambino devono pertanto essere riconosciuti e rispettati ed è osservando il suo comportamento e assecondando le sue tendenze che potrete aiutarlo a stabilizzare dei ritmi alimentari.

Una raccomandazione: mai perdete la calma…
Dovete armarvi di tanta pazienza e seguire il desiderio di sperimentare del piccolo senza innervosirvi…
il suggerimento è di non forzare il bambino
di rispettare i suoi tempi e anche i suoi rifiuti che all’inizio sono normali.
E’ un passaggio graduale e se il bambino non cresce non sentitevi eccessivamente preoccupate.

Se dopo le prime sperimentazioni vi sentite in difficoltà, non aspettate di arrivare all’esasperazione, contattateci cercheremo di aiutarvi a trovare la modalità più adatta a voi e al vostro piccolo.

Bambini richiedenti

Bambini richiedenti

«Ma cos’ha questo bambino?»
Siete arrivate anche voi a sentirvi esasperate e a farvi questa domanda?

Ci sono bambini “facili” da gestire: tranquilli, adattabili, prevedibili; altri bambini sono invece più complicati da comprendere e da accudire, ostinati, esigenti e imprevedibili.
Sono bambini che vengono definiti “ad alta richiesta”.
Il vostro bambino cambia facilmente umore?
E’ insofferente a ogni costrizione?
Reagisce in modo fortemente emotivo a situazioni banali?
Si stanca e si sovraccarica facilmente se c’è confusione o troppi stimoli?
Sembra sempre insoddisfatto e inappagato?
Se si, allora avete un bambino con bisogni intensi che richiede molte attenzioni.

Sappiate che è normale che vi possiate sentire molto stressati dalle sue richieste, tanto da arrivare al punto di sentirvi impotenti.

Ricordate:
• Un bambino difficile non è il risultato di uno stile educativo (a volte i genitori hanno altri bambini che, nonostante siano stati educati allo stesso modo, hanno un carattere differente);
• Un bambino difficile richiede più attenzione, comprensione, sostegno e persino creatività da parte dei genitori

Insomma, il bambino ad alta richiesta è ……..

• quello "difficile" da accudire anche per la mamma più amorevole
• quello che ha bisogni più complicati
• quello che non si adatta e non si accontenta
• quello per il quale il genitore deve sempre spremersi al meglio

I bambini ad alta richiesta è importante che abbiano dei genitori ad alta risposta!
Non vi sconfortate però se non vi sentite pronti ad essere dei genitori ad alta risposta

Non è facile rispondere a bisogni così costanti ed intensi, tenete presente che cercando di capire cosa può provare il vostro piccolo, le origini del suo bisogno lo potrete aiutare enormemente.
Se vi sentite in difficoltà in questo difficile compito non esitate a contattarci, cercheremo di capire insieme a voi come aiutarvi ad imparare a comprendere il vostro bambino.

 

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1/2 anni

Verso l'autonomia

Verso l'autonomia

Lo sviluppo motorio è un lungo percorso verso la scoperta del mondo.
Dovete pensare che alla nascita il vostro bambino è totalmente dipendente da voi e dagli adulti che si prendono cura di lui. Nell’arco di 15/18 mesi, poco per volta il vostro bambino imparerà a sostenere la testa, starà seduto senza appoggio, inizierà a spostarsi (rotolando, strisciando, andando a gattoni), imparerà a stare in piedi per tempi sempre più lunghi aiutandosi con una fonte di appoggio…
infine inizierà a camminare!
Conquistare la possibilità di sedersi senza appoggio e poi di stare in piedi da al vostro bambino una grande possibilità di avere le mani libere per manipolare ed esplorare gli oggetti.
Il vostro bambino pian piano acquisirà una autonomia motoria generale tale da renderlo a poco a poco indipendente da voi e capace di muoversi nell’ambiente senza dover ricorrere all’aiuto di altri.
Tra i 12 e i 15 mesi pronuncerà le prime parole, ma è tra i 18 e i 24 mesi che la capacità di parlare esploderà, portando il vostro bambino a ripetere qualsiasi nuova parola. Il linguaggio, che fino all’anno di vita era stato oggetto di ascolto da parte del bambino, diventa il modo per farsi capire dagli altri.

Ricordate però
Ogni bambino ha un percorso di sviluppo del linguaggio differente dagli altri, così come accade per lo sviluppo motorio.

Qualche consiglio per le mamme:
• -Ricordate che per vostro figlio è molto importante avere la possibilità di fare il più possibile esperienze motorie diverse,
• Trasmettetegli tranquillità  e rispettate la sua autonomia pur restando pronti ad intervenire nell’emergenza
• Tenete a bada la vostra ansia, intervenendo solo in situazioni di vero pericolo….
• Lasciate che il bimbo faccia le sue esperienze e scopra da solo il mondo
• Ricordate che l’ambiente di vita è di per sé una complessa palestra di sperimentazioni per il bambino e offre stimoli sufficienti …..per cui non affannatevi a cercare sempre nuovi giochi troppo strutturati

Insegnami a fare da solo

Insegnami a fare da solo

Per uno sviluppo adeguato del vostro bambino, è fondamentale che voi genitori ne stimoliate l’autonomia. Quando un bambino incomincia a muovere i primi passi, cosa fa la mamma?
Retrocede e gli tende le mani a breve distanza.
Così facendo lo incoraggia..
Questo processo dovrebbe essere ripetuto nelle successive fasi dello sviluppo
ed esteso a tutti gli aspetti della vita del bambino.
Educare all'autonomia significa trasmettere al vostro bambino il fondamentale messaggio che…
può farcela da solo!

Qualche consiglio per le mamme:
• date fiducia ai vostri bambini
• lasciateli sperimentare (mangiare da soli, sporcarsi, salire o scendere le scale…)
• lasciate al bambino degli spazi e dei momenti in cui possa prendere l’iniziativa, senza interferenze, e…. che possa anche sbagliare e andare incontro a piccole frustrazioni
• “Non fate mai per un bambino quel che può fare da sé” (Dreikurs)
• Incoraggiate piuttosto che imporre

L'autonomia emototiva e i primi "NO"

L'autonomia emotiva e i primi "NO"

IO esito come persona
anche indipendentemente dalla mamma e dal papà
che fino ad ora sono stati un punto di riferimento indiscutibile……..

E’ questo ciò che i bambini incominciano a vivere quando arrivano a 18-24 mesi.
Questa fase, anche se faticosa, è fondamentale per la definizione dell’identità del vostro bambino.
E’ il momento in cui il vostro bambino si rende conto di essere altro rispetto a voi, di essere un individuo a sé stante.
In questa fase continuerà ad utilizzare le parole “NO” e “IO”, per affermare ciò che vuole e che non vuole; oppone il proprio “Io” a quello degli altri, e questo gli consente di differenziarsi.
E’ importante che vi ricordiate che in questa fase il vostro bambino comincia ad avere non più soltanto dei bisogni primari che vanno gratificati (fame, sete, coccole), ma anche delle richieste guidate dal desiderio e dalla curiosità.

L’atteggiamento migliore sta, quindi, nel trovare un equilibrio tra le esigenze di crescita del vostro bambino e le vostre scelte educative.
Non è facile…per nessun genitore

E’ questo il momento il cui è necessario che introduciate delle regole che siano chiare, adeguate all’età e certe perché i bambini hanno la necessità di un limite e di un contenimento.
Dietro a questi comportamenti del bambino che spesso vengono interpretati come continui capricci, ci sono delle motivazioni e dei bisogni: il bambino si muove per prove ed errori, esplora i limiti e vede fin dove può arrivare.

Qualche consiglio per le mamme:
• Portate pazienza e assumete un atteggiamento flessibile
• Imparate a contrattare: negoziate l’autonomia del vostro bambino accordando delle eccezioni,  preservando tuttavia  le regole fondamentali
• Lasciate al bambino la possibilità di sperimentarsi complimentandovi con lui per l’autonomia raggiunta “Bravo!”, “Sei riuscito a fare da solo!”
• Quando esagera e non sa più controllare le sue scenate, è importante dimostrarsi sicuri e determinati nel dare un contenimento, non vi allarmate, state vicino al bambino, eventualmente parlategli comunicandogli che capite che è molto arrabbiato , ma non vi fate intimorire o spaventare …
Il bambino ha bisogno anche di questi momenti!
• Cercate di essere autorevoli e non autoritari

Titolo 4

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Titolo 5

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2/3 anni

Esplorare il mondo

Dal giorno della sua nascita il vostro bambino ha già fatto molta strada!

Lo sviluppo procede ad un ritmo incredibile e la sua capacità di apprendere è sorprendente.
E’ in grado di camminare, può correre e prendersi le cose da solo, è molto curioso e attento a tutto ciò che lo circonda. E’ spesso molto richiedente ed è in grado di esprimere desideri e opinioni, dimostra con idee ben chiare cosa gli piace e cosa no, comunica con grande espressività e il suo linguaggio diventa sempre più articolato.
Tuttavia nonostante questo ha ancora tanto bisogno di attenzioni e cure ed è ancora molto dipendente da voi, ha bisogno di essere accompagnato dalla vostra presenza, necessita di protezione, attenzione e stimoli.

E’ importante sottolineare che lo sviluppo di ciascuno dei vostri bambini segue un ritmo diverso, è possibile generalizzare le esperienze dei bambini poiché si trovano nella stessa fase della vita ma in realtà non ce ne sono due identici.

Se in questa fase evolutiva del vostro bambino avvertite qualche difficoltà o permangono alcune cose che vi preoccupano parlatene con noi, cercheremo di aiutarvi e sostenervi in questo delicato momento. Trovare comprensione o sapere che non siete i soli può essere di grande aiuto.

I capricci

Questa fase è una palestra dove il vostro bambino si allena per imparare a gestire la frustrazione e a controllare la rabbia (sta apprendendo infatti che non tutto procede come desidera e ciò produce in lui emozioni che spesso fa fatica a controllare).
Il bambino che fino a poco tempo fa sembrava pendere dalle vostre labbra davanti ad ogni richiesta o proposta ora comincia a rispondere alle richieste con un bel NO!
Con i suoi capricci e le sue richieste ostinate il vostro bambino tasta il terreno per capire fin dove si spinge la sua volontà di avere tutto e subito. In questi momenti cerca un limite, un contenimento che solo voi adulti potete dargli, con regole, divieti, dei NO precisi e circostanziati.
Di solito i capricci non sono mai immotivati, possono essere legati al desiderio di qualcosa che non si riesce ad aspettare o al semplice bisogno di essere visti e considerati.
Quando il bambino invece esagera è importante che vi dimostriate sicuri e determinati nel dargli un contenimento, capisce benissimo la vostra fermezza.

L’atteggiamento giusto sta nel trovare un buon equilibrio tra le esigenze del bambino e le vostre scelte educative; alternare momenti in cui si permette al bambino di esercitare quel “potere appena scoperto” a momenti in cui si mettono dei confini.

Sebbene i comportamenti oppositivi dei bambini possano mettere a dura prova anche il genitore più paziente, fissare dei limiti e stabilire delle regole chiare, nella maggior parte dei casi serve a contenere i capricci.

Se la durata, l’impatto e la gestione dei capricci vi mette a dura prova, chiedete l’aiuto di un professionista.

"FACCIO DA SOLO" : il traguardo dell'autonomia

Nei primi due anni di vita i bambini passano da una fase di totale dipendenza dal corpo della madre e dalle sue cure fisiche a una progressiva autonomia sia pure iniziale e graduale.
Il bambino inizia a manifestare un grande interesse per tutto ciò che può fare in autonomia.

I bambini devono poter fare le loro conquiste, commettendo i loro errori.

Il bambino sa gestirsi da solo e non chiede altro che di aiutarlo a fare da solo, a camminare nella conquista della sua autonomia.

Anche se qualche volta ci viene da sostituirci a lui per fare prima, cerchiamo di dargli la possibilità di sperimentare e sperimentarsi. State accanto al vostro bambino, aiutandolo a superare le sue difficoltà, aiutatelo a capire il perché delle cose, a sopportare un insuccesso, ma anche a condividere con lui
la gioia per un successo.

Consigli per le mamme:
• incoraggiatelo a esplorare ciò che ha intorno e a sperimentare
• per favorire lo sviluppo delle sue capacità verbali parlate con lui, riformulate le parole che intende dire, completate la frase che inizia
• quando indica qualcosa che vuole ripetete il nome dell’oggetto indicato

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3/4 anni

La Crescita

Chiunque abbia modo di trascorrere del tempo con un bambino di 3 anni può constatare la velocità con cui evolve la sua mente, il suo corpo e la sua personalità.
I vostri bambini in questa fascia d’età attraversano una crescita molto interessante: lo sviluppo psicomotorio, linguistico e l’acquisizione delle capacità sono straordinari.
Sono capaci di muovere il loro corpo con una certa sicurezza, corrono senza più esitazioni e con una buona velocità, non hanno paura di cadere. Hanno acquisito una buona padronanza di linguaggio e cominceranno a porvi tantissime domande.

Il bambino non diventa solo più indipendente fisicamente, ma anche emotivamente

Mostra dispiacere per un amico che piange, si separa più facilmente da mamma e papà, mostra una vasta gamma di emozioni, si veste e si sveste da solo, racconta delle storie.
• Il bambino si muove ormai in modo completamente autonomo ed è in grado di provvedere da solo ai propri bisogni d base.
• Questo gli permette di "esplorare" sempre di più l'ambiente.
• Rafforza sempre di più il proprio senso di autoefficacia e di autostima.

Gli adulti di riferimento rappresenteranno la base sicura, il punto di riferimento fisso su cui i bambini desiderosi e intenti nella loro esplorazione del mondo sanno e hanno bisogno di sapere di poter sempre contare.

Se noti alcune difficoltà nel tuo bambino e senti di aver bisogno di un parere di un esperto, prova a contattarci.

La maturazione affettiva e relazionale

Il vostro bambino a questa età inizia ad essere più autonomo anche nelle relazioni affettive.

L’ingresso alla scuola materna e quindi la socializzazione con gli altri bambini, fa sì che i sentimenti inizino a essere proiettati anche verso persone diverse da voi genitori, nonni o familiari. Compaiono le prime simpatie o antipatie verso coetanei.

Poiché non ha ancora imparato a gestire gli affetti, come la rabbia, la gelosia, il possesso verso le cose e le persone, non sono rari gli atteggiamenti aggressivi, come mordere, pizzicare o picchiare gli altri bambini
… non è ancora in grado di controllare i propri stati emotivi!

L'inserimento nella scuola materna

L’inizio della scuola materna rappresenta per il vostro bambino un momento importante verso l’autonomia e la socializzazione.

L’esperienza della separazione e l’inserimento in un nuovo contesto non riguardano solo i vostri bambini, ma anche voi. Alcuni di voi possono vivere l’esperienza con un po’ di disagio, preoccupazione, a volte senso di colpa.

Più si è sereni, più è facile approcciarsi al nuovo. Questo è valido per tutti, grandi e piccini.
E la serenità dei vostri bambini dipende da voi genitori.
Gli insegnanti hanno indubbiamente un ruolo fondamentale nell’accoglienza dei bambini ed è importante per voi potervi fidare della loro esperienza. All’asilo incontrerà insegnanti che fungeranno da sostituti materni ed altri bambini che affrontano la stessa difficile esperienza di separazione.
A questa età comunque rimarrete il principale e fondamentale luogo affettivo di appartenenza.
Questo momento è fondamentale per il vostro bambino che inizia a sentirsi separato da voi.

Essendo una fase di separazione che precede tutte le altre è quindi importante che possa avvenire e risolversi al meglio; questo può avvenire solo se vi dimostrerete capaci di rassicurare il vostro bambino della solidità del vostro amore e del fatto che se anche lo perde per un momento esso continua a vivere dentro di lui fino a che non vi rivedrà.

Si tratta di un’esperienza nuova, non sempre facile, a volte carica di sofferenza per voi mamme e bambini ma è importante che il vostro bambino acquisisca la capacità di stare da solo nel percorso che porta alla crescita, per diventare via via autonomo e capace di stare con gli altri.
A voi spetta il compito di prepararlo, di aiutarlo ad affrontare questo momento con tranquillità, dando le giuste rassicurazioni.

E’ quasi inevitabile che il vostro bambino pianga al momento del distacco.

Il pianto serve per scaricare la tensione, è liberatorio e non deve preoccupare, perché nella maggior parte dei casi finisce in fretta.
Alcuni bambini possono aver bisogno di un po’ di tempo in più per ambientarsi e di conseguenza l’inserimento può richiedere una durata superiore.
Dimostratevi contenti e trasmettetegli la vostra fiducia ed entusiasmo. I bambini sono molto attenti e sensibili alle emozioni e alle preoccupazioni dei loro genitori!

L'ingresso alla scuola dell'infanzia è un'esperienza nuova e 'forte', da un punto di vista emotivo e relazionale per ogni bambino. Ciò significa che può anche generare qualche difficoltà.
Se siete in difficoltà, avete dubbi, non sapete come affrontare questo momento, non vi sentite ben “equipaggiati”, parlare con un esperto chiarirà i vostri dubbi e domande e vi permetterà di affrontare questo momento transitorio e delicato con maggiore consapevolezza e serenità.

Consigli per le mamme:
• è importante prevedere un ambientamento a tappe
• dare la possibilità al vostro bambino di incontrare qualche coetaneo per fargli prendere confidenza con altri bambini
• l’asilo esiste per il bene del bambino, è fondamentale per la sua crescita, per aiutarlo a comunicare con gli altri e a socializzare
dategli il tempo di cui ha bisogno, osservando il suo comportamento!
• non abbandonate i vostri bambini in preda alle loro emozioni

L'importanza del gioco

Il gioco, aiuta i vostri bambini a crescere sotto tanti aspetti, favorisce lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale;  è l'attività per eccellenza che i bambini utilizzano per scoprire tutto ciò che li circonda.

Il gioco è altamente significativo per la crescita del vostro bambino, perché svolge una funzione strutturante dell'intera personalità: incoraggia i comportamenti esplorativi, offrendo ai più piccoli la possibilità di scoprire ciò che li circonda e, dunque, di conoscere cose nuove e rappresenta un’ottima palestra per imparare a relazionarsi con gli altri rivelandosi così un potente strumento di socializzazione.
In questa fase di crescita il bambino dimostra interesse a giocare con gli altri.
Inizia a svilupparsi la capacità immaginativa, tende ad imitare il comportamento degli altri. E’ una fase in cui il gioco diventa espressione delle proprie dinamiche interne.. i giochi maggiormente prediletti sono quelli con le bambole, mamma casetta, il gioco a nascondino.

Consigli per le mamme:
• prediligete giochi semplici che stimolino la fantasia
• date al bambino giochi che siano adatti alla sua età
• condividete con il vostro bambino l’entusiasmo per le proprie scoperte e conquiste
• date la possibilità ai vostri figli di giocare con altri bambini
• coinvolgetelo nel mettere a posto i giocattoli

4/5 anni

La socializzazione

Frequentando l’asilo il vostro bambino sperimenta l’esistenza di altre figure autorevoli al di fuori di voi genitori ed impara gradualmente a rispettare le regole sociali e a stare insieme agli altri bambini.

Il bambino non ha più l’adulto tutto per sé, deve imparare a dividere le attenzioni della maestra con gli altri, a seguire nuove regole, a stare nel gruppo, ad aspettare il suo turno per utilizzare i giochi.

E’ un grande cambiamento nella sua vita!

Trascorrere del tempo con i coetanei in luoghi appositi, incoraggia il relazionarsi con altri bambini ed aiuta anche a formare la personalità, soprattutto un carattere più sicuro di sé che lo apre all’incontro con l’altro.

Consigli per le mamme:
• insegnategli la condivisione
• sottolineate la collaborazione
• preferite attività all’aria aperta dove può incontrare altri bambini
• incoraggialo a giocare con altri bambini senza sforzarlo, rispettando i suoi tempi!

Nonostante i processi di socializzazione siano ben definiti è opportuno capire che ogni bambino potrebbe avere tempi e modalità di apprendimento e affermazione differenti rispetto agli altri.
Esistono comunque, nei limiti della normalità dello sviluppo sociale, delle classificazioni precise che possono rendere l’idea di quanto la socializzazione stia seguendo un corso regolare e quanto il bambino analizzato sia in linea con il regolare contesto sociale dei coetanei.
Se avverti difficoltà nel tuo bambino, contattaci, cercheremo di aiutarti.

Una maggiore indipendenza

I vostri bambini si rivolgono verso il mondo della scuola e della vita al di fuori del contesto familiare.

Vi è un alternanza tra il bisogno continuo della cura e dell’attenzione di voi genitori e il loro desiderio di indipendenza e di mostrarvi di dar mostra delle sue nuove capacità e conquiste.

Il vostro bambino è molto incuriosito e chiede spesso il perché delle cose poiché ha il desiderio di conoscere il più possibile del mondo circostante.

A quest’età è in grado di provare empatia e di mettersi nei panni degli altri
e di come si potrebbero sentire.

Alla scoperta della sessualità

In questo periodo, nasce nel vostro bambino la consapevolezza delle differenze sessuali (maschio come papà o femmina come mamma).

Il vostro bambino ha acquisito il controllo sfinterico ed ha abbandonato il pannolino, in questo modo ha imparato a riconoscere i segnali del proprio corpo relativamente ai bisogni e comincia a gestirli.

La maggiore attenzione verso gli organi sessuali lo porta a confrontarsi con altri bambini; se prima la differenza non creava interesse, ora invece fa nascere alcune domande sulla diversità dei sessi.
Questa è anche l’età in cui il bambino si chiede come nascono i bambini per scoprire come lui è nato, chi è.

Nasce quella che gli esperti chiamano la “curiosità sessuale”.
La loro necessità di rispondere a ciò che percepiscono come differenze evidenti è accompagnata da un comportamento esibizionistico (mostrano i genitali, vivono la nudità con spontaneità).
Di fronte alle domande dei vostri bambini è importante rispondere con spontaneità e tranquillità.

Rivalità tra fratelli

La gelosia è un fenomeno praticamente inevitabile all’interno di una famiglia.
Quasi tutti i bambini desiderano essere il figlio preferito dei genitori, essere considerati i più bravi ed essere i più amati dai familiari.
Nella maggior parte dei casi, la competizione tra fratelli è motivata dal voler ottenere amore, attenzione e approvazione dai genitori.

Come ogni bambino, anche il vostro, ha un estremo bisogno di essere visto e riconosciuto come “unico”!

• Se promuoverete la collaborazione e il sostegno reciproco ciò vi porterà a dipanare la rivalità permettendo loro di instaurare un rapporto basato sulla complicità e il rispetto.
• Viceversa, se praticherete disparità, incoraggerete lo scontro, responsabilizzerete eccessivamente uno dei due nei confronti dell’altro, questo incentiverà un clima di rancore e rabbia.

E’ difficile per un genitore mantenere un ruolo super-partes, e non schierarsi con nessuno anche quando è evidente che uno dei due ha ragione da vendere. L’ideale è di riuscire ad aiutare loro a trovare la soluzione del loro conflitto. Con i bambini piccoli questo non è sempre facile però aiutandoli con qualche suggerimento e una buona dose di allenamento emotivo, si può fare in modo che trovino i loro compromessi.

Consigli per le mamme:
• i bambini non sono tutti uguali, non devono per forza fare le stesse cose, ciascuno ha le proprie esigenze, cercate di non creare favoritismi
• evitate i continui confronti
• consentitegli di esprimere la propria rabbia
• dedicare tempo singolarmente a ciascun bambino
• evitate di chiedere all’uno di adattarsi alle esigenze dell’altro
• favorite esperienze diverse: ogni figlio ha interessi e inclinazioni diversi