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Infertilità, lutti perinatali, parti traumatici e altre condizioni cliniche perinatali

Lutti perinatali

Perdere un bambino…

E’ sempre un evento che crea una frattura dentro di sé, che succeda all’inizio della gravidanza o più avanti, lascia una sensazione di vuoto, sconforto e rabbia. Il modo in cui ciascuno vive questo evento è differente come differente è ogni storia di gravidanza, ogni storia tra quella mamma /coppia e quello specifico bambino che ha fatto la sua entrata nella vita.
Tenete presente inoltre che diverse sono le modalità in cui donna e uomo affrontano questi eventi di perdita perinatale e ciò talvolta può portare a sentirsi soli, lontani uno dall’altra, rabbiosi reciprocamente.
La mia esperienza più che ventennale mi ha permesso di assistere a vicende di lutto perinatale veramente molto diverse… non è corretto generalizzare, ogni triade madre-bambino -padre ha la sua storia e ogni dolore di perdita è unico e irripetibile.

Aborto spontaneo del primo trimestre

La mia esperienza è che l’aborto del primo trimestre , nonostante sia statisticamente frequente ….%) è comunque un evento inaspettato che coglie la donna e la coppia impreparati… lascia un vuoto e porta con sé una certa inquietudine circa la propria capacità /possibilità di procreare….Ne arriverà un altro o c’è qualche cosa che non va in me/noi? Questa domanda si affaccia nella mente delle donne che al primo figlio incorrono in un aborto del primo trimestre. E’ vero che il bambino non si sente ancora, ma l’ecografia ha permesso ad entrambi di vederlo, di sentirne il cuoricino e questo attiva emozioni, sensazioni e fantasie uniche.

Dover rinunciare a tutto ciò è difficile e doloroso, ma nella maggior parte dei casi questo momento di lutto e dolore viene superato e ci si da la possiblità di avere un altro bambino: Talvolta però non tutto scorre così lisciio per alcune donne /coppie l’aborto e la condizione emotiva che genera può essere un momento veramente difficile da affrontare

Quando per la donna un aborto spontaneo  è difficile da superare ?

Le situazioni però non sono sempre così lineari e la storia di un bimbo inizia molto prima che si accomodi nella pancia della sua mamma …

• Se cerchi il bambino da molto tempo

• Se hai già avuto un altro o più aborti

• Se sei in un periodo particolare della tua vita (hai avuto lutti, eventi difficili da affrontare, ed altri stressor )

è normale poter avere un periodo di accentuata tristezza, facilità al pianto, pensieri pessimistici e negativi, poca voglia di fare e di uscire.

Non hai voglia di parlarne …le risposte che ti vengono date sono spesso banali e ti fanno rabbia…..”dai che presto ci riprovi…”, “pensa che  hai un altro figlio /i , concentrati su di loro”

Questo tipo di risposte sono fonte di sofferenza e provocano rabbia e chiusura .

Se questa situazione di sofferenza emotiva perdura per più di 6 settimane  o sfocia in veri e propri sintomi (attacchi di ansia, pensieri ossessivi, paure immotivate insonnia ecc) può essere utile uno o più colloqui di counselling / supporto emotivo per aiutarti a chiarire i tuoi sentimenti e a ritrovare il tuo equilibrio

E’ normale sentirsi non capiti dal compagno dopo un aborto spontaneo?

Capita spesso soprattutto per l’aborto del primo trimestre che ci sia un vissuto molto diverso dell’evento perdita….ricordiamoci che il papà non ha vissuto tutte le modificazioni fisiche ed ormonali tipiche del primo trimestre, l’investimento affettivo sulla gravidanza e sul bambino arriva gradatamente per l’uomo, ecografia dopo ecografia, condivisione dopo condivisione …..

Questo spesso porta la donna a sentirsi sola e incompresa, ha perso il suo bambino e tutte le fantasie, i desideri, le aspettative ad esso legate, e il vuoto è ancora più forte e fa sentire il compagno ancora più lontano. Di solito questa situazione si risolve da se mano a mano che la donna riprende fiducia in se stessa ed elabora il vuoto lasciato dalla perdita.

Quando la situazione di difficoltà di coppia però perdura per più di 2 mesi non va trascurata e può essere utile uno o più colloqui di counselling psicologico individuale e/o di coppia per chiarire la situazione.

Aborto spontaneo tardivo

Quando l’aborto avviene nel secondo trimestre solitamente lascia un vuoto che si connota anche fisicamente  oltre che psicologicamente.

Ciascuna di voi con il proprio compagno, passata la prima fase della gravidanza, verificato che tutto stà procedendo per il meglio, inizia ad avere uno scambio gradualmente sempre più intenso con il bambino e con il compagno, fate progetti per la nuova vita a tre (la cameretta, i primi vestitini, le vacanze ecc.). Lo iniziate a sentire, vi fa compagnia con i suoi movimenti…..se tutto questo mondo di sensazioni, fantasie in solitaria o condivise, progetti, pensieri si interrompe più o meno bruscamente  c’è una reazione emotiva molto forte, traumatica.

Aver partorito comunque un bambino, per quanto non vivo /vitale fa di voi comunque delle mamme, dei papà, dei genitori...

Morte endouterina fetale (MEF)

La MEF è un evento raro che interrompe bruscamente il progetto di genitorialità, spesso è improvviso e non ha cause ben identificabili. E’ una perdita che lascia sgomenti sia i genitori che il contesto parentale e amicale che circonda la coppia.

L’esperienza è quella di non avere parole, c’è lo schok dei genitori che vedono improvvisamente infranto il loro desiderio, il loro progetto, e che si trovano a dover far nasce un bambino che non è vivo e vitale in un’età gestazionale in cui il bambino poteva nascere e sopravvivere bene. Spesso a casa si è già preparato il nido per il bambino…..ed il dolore di vederlo vuoto è lacerante. Il tipo di assistenza che si riceve in queste situazioni fa la differenza e può essere di grande conforto e aiuto per l’elaborazione del lutto successivo. La possibilità di vedere il proprio bambino (laddove i genitori lo desiderino !) e di tenerlo con se per poterlo salutare, coccolare, la possibilità di avere delle memorie (sia da conservare nella propria mente sia per chi lo desidera delle memorie concrete) del suo passaggio nella vita della famiglia è importantissimo per il futuro di tutta la famiglia. E’ infatti importante che questo evento non sia coperto dal silenzio, sia all’interno della coppia sia con gli altri figli, quelli che già ci sono e quelli che verranno, sia con chi circonda la famiglia.

Come affrontiamo le perdite?

Le modalità con cui ciascuno di noi affronta la perdita di una persona cara è del tutto personale, per cui non c’è un modo giusto o sbagliato di sentirsi e di comportarsi. Tanto più quando si tratta della perdita di un bambino che non avete ancora potuto stringere fra le vostre braccia, il processo di “elaborazione del lutto” può essere molto complesso e complicato da diversi fattori. Tra i principali troviamo:
• i fattori relativi alla storia personale dei genitori,
• I fattori relativi alla storia di quello specifico bambino,
• i fattori relativi al tipo di assistenza che la donna/coppia riceve dal momento della diagnosi fino alla dimissione ospedaliera.
Di fronte a questi eventi ciascuna/o mette in campo le risorse che ha a disposizione in quello specifico momento di vita cercando di trovare un modo per affrontare e superare lo schok, il profondo dolore e la ferita che questa perdita lascia dentro.
Gli uomini generalmente in un primo momento sono più reattivi delle loro compagne, spesso si occupano degli aspetti pratici e spronano la compagna a reagire.
Le donne invece tendono a sentirsi travolte dal dolore e di fronte a questo mettono in atto modalità più o meno “attive”
Alcune donne sentono importante e desiderano tornare al più presto al lavoro, hanno bisogno di non farsi “paralizzare dal dolore” , per queste stare a casa le fa sentire ancora più angosciate. Attenzione però a non diventare iperattive, questo può essere un modo per evitare di affrontare il dolore della perdita che può rimanere “congelato” o “incapsulato” e non trovare pensieri e parole per essere espresso. Questo può capitare in una prima fase del lutto, ma poi è necessario che il dolore, la rabbia, …trovino spazio
Ricordiamoci che ciò che evitiamo poi può tornare fuori in altri modi, o con un’altra gravidanza, in occasione di altri eventi luttuosi o perdite (anche del lavoro ad esempio) della vita, generando sofferenza a voi e a tutta la famiglia.
Ci sono invece donne che vivono un’intensa reazione di lutto sin dall’inizio che si sentono paralizzate dal dolore, non riescono ad uscire di casa e si sentono poco comprese da chi le circonda che chiede loro di stare meglio velocemente, o che crede di dare sostegno e consolazione dicendo che presto potranno avere un altro bambino.
Quello però che va sempre tenuto presente è che nessuno potrà sostituire quel bambino che ora non c’è più, che ha una sua storia e un suo posto nella vita dei genitori e della famiglia.
Come incide questo evento sulla relazione di coppia?
L’aborto del secondo trimestre in genere è vissuto con maggiore intensità anche dall’uomo soprattutto se già sentiva il bambino e se aveva partecipato alle ecografie. Talvolta capita che proprio aver trascurato di farsi coinvolgere con maggiore intensità dalla gravidanza faccia sentire l’uomo in colpa come se ciò indicasse che non aveva voluto abbastanza il bambino. Inoltre aver partecipato vissuto al fianco della propria compagna i giorni del ricovero, il parto, e i giorni immediatamente successivi, crea un forte impatto emotivo anche per l’uomo. Questa esperienza può avvicinare o anche momentaneamente allontanare. Talvolta per difendersi dal dolore della perdita e dall’aspetto traumatico legato all’imprevedibilità dell’evento, gli uomini tendono a distaccarsi, a buttarsi a capofitto nel lavoro, a voler riprendere le routine quotidiane il più presto possibile.
Nella coppia si può talvolta creare una difficoltà di comunicazione affettiva e verbale, che se perdura nel tempo e viene trascurata può creare conflitti e risentimenti.
In questi casi può essere indicato un counselling psicologico di coppia per sbloccare la situazione di empasse

Cosa dire ai bambini? (da scrivere)

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E’ normale sentirsi in colpa per aver perso il bambino?

Le donne in queste situazioni sono particolarmente vulnerabili ai sensi di colpa, direi che per alcune  è quasi più rassicurante pensare che si è fatto qualche cosa di sbagliato che non sapere perché è accaduto. Vi da l’idea che sapendo cosa non fare, la prossima volta andrà meglio. Quasi sempre però non c’è nulla che avete fatto o non fatto consapevolmente che abbia provocato l’aborto…ma la mente non è sempre razionale e talvolta va per conto suo contro ogni ragionevolezza.

Se il senso di colpa vi affligge eccessivamente tanto da provocarvi autobiasimo, svalutazione, senso di inaiutabilità , se sono presenti disturbi del sonno, dell’appetito, evitamento sociale e del luogo di lavoro,  che perdura inalterato per più di 8 settimane dall’evento è importante rivolgervi ad un professionista psicoterapeuta con competenze specifiche  in psicologia clinica perinatale  per una  consultazione ed un eventuale supporto psicologico

 

Quando potrò riprovarci?

Il ginecologo può rispondere accuratamente a questa domanda dandovi i tempi necessari per il vostro corpo per poter riaffrontare un’altra gravidanza . Ma attenzione perché il tempo del corpo può non coincidere con quello della mente…

E’ possibile che ci sia bisogno di un tempo più lungo che è diverso per ciascuno, affinché vi possiate sentire di riaffrontare un’altra gravidanza. Questo dipende da diversi fattori sia legati al tipo di perdita perinatale (l’età gestazionale, la causa/assenza di causa della perdita, la traumaticità dell’evento dalla diagnosi al parto al postparto) sia legati al posto che quello specifico bambino rivestiva nella vita dei genitori (le fantasie , i desideri, le paure , le speranze che il progetto di quel figlio e la sua realizzazione avevano attivato nei genitori) 

Quindi se potete non abbiate fretta, è importante che vi riprendiate anche psicologicamente da un evento così forte.

E’ normale avere paura di affrontare un’altra gravidanza ?

Certamente , iniziare un’altra gravidanza è sempre difficile in queste situazioni, non si va a cuor leggero….

Inoltre se sono insorti problemi medici che hanno causato la mef (patologie della gravidanza, infezioni, cause meccaniche)  o l’aborto tardivo  (es: incontinenza cervicale, patologie della gravidanza, infezioni ecc), si può aver bisogno di più tempo per superare la paura che possa risuccedere, con reazioni di vero e proprio evitamento della gravidanza per quanto magari si desideri un altro figlio. La reazione di paura e di evitamento o profonda ambivalenza verso la gravidanza sono ancor più forti quando anche la mamma si è trovata ij pericolo di vita (come ad esempio nelle gravi gestosi/healp sindrome). In questi casi l’aspetto traumatico può essere particolarmente difficile da gestire e può riemergere nella gravidanza successiva

Nonostante magari vi sembri di aver superato l’evento di perdita, ci sono dei momenti a cui è importante che prestiate particolarmente attenzione 

quando iniziate a programmare un’altra gravidanza/ quando scoprite di essere in gravidanza   possono insorgere sintomi sia fisici che emotivi e che riattualizzano aspetti traumatici sopiti (fleschbaak, disturbi del sonno con incubi sull’evento di perdita, attacchi di ansia o attacchi di panico apparentemente senza motivo, possono insorgere fobie, e ansie specifiche) all’avvicinarsi della settimana gestazionale in cui si è interrotta la gravidanza. Questo è un momento particolarmente difficile per la donna in cui possono esserci sintomi emotivi che preoccupano e sensazione di non avere il controllo sulla situazione con paura che possa succedere qualche cosa di brutto. 

In tutti questi momenti è importante che vi facciate supportare adeguatamente e se vi accorgete che sintomi specifici o angoscia e ansia perdurano senza migliorare per più di due/tre settimane è importante che vi rivolgiate ad uno psicologo psicoterapeuta esperto di psicologia clinica perinatale.

Non sottovalutate  il modo in cui vi sentite e non lo sminuite attribuendolo a fattori esterni.

 Ricordatevi che un’ansia eccessiva e prolungata, così come intense reazione di stress emotivo in gravidanza possono essere dannose per la vostra salute fisica (maggiori incidenza di patologie della gravidanza, con successivi parti prematuri) ed emotiva così come possono avere conseguenze sul feto e poi sul bambino

Come possiamo aiutarti?

Possiamo prima di tutto ascoltarti, puoi scriverci (parla con noi) sia per raccontarci la tua storia, sia per chiederci un consiglio, o delle indicazioni specifiche se ci sarà possibile,  ti aiuteremo o ti forniremo dei nominativi di chi può aiutarti.

Inoltre il nostro servizio di consulenza psicologica (anche via Skipe) può aiutarti ad orientarti rispetto alla condizione emotiva che stai vivendo e può  aiutarti a capire ha bisogno di ulteriore aiuto e di che tipo.

Noi possiamo offrirti 

  • supporto psicologico  (a bassa e media intensità, anche via Skipe))  sia individuale che di coppia (a seconda delle esigenze e delle situazioni), Il supporto psicologico può essere molto utile sia nella prima fase del lutto sia successivamente per accompagnarti furi dal tunnel del lutto.
  • SE stai invece vivendo una situazione emotiva che richiede una presa in carico specifica noi utilizziamo EMDR (se sono presenti aspetti traumatici) e/o la psicoterapia psicodinamica breve centrata sull’elaborazione del lutto, frutto di più di 20 anni di nostra esperienza psicoterapeutica in questo ambito.

Contattaci, Parla con noi:

ti ascolteremo e progetteremo insieme a te un supporto specifico, in grado di aiutarti a superare questo drammatico momento per poter ritornare a pensare al tuo futuro di donna e di madre con più forza, speranza e positività

Diagnosi prenatale e aborto terapeutico

Diagnosi perinatale e aborto terapeutico

La diagnosi prenatale di anomalia fetale e relative scelte 

La decisione di effettuare i testi di screening è oramai quasi una consuetudine, soprattutto da quando anche nel nostro paese si stà diffondendo la possibilità di effettuare il test del DNA fetale libero con un semplice prelievo del sangue materno. Accanto a questo il tritest, o la transducenza nucale, la villocentesi e la amniocentesi sono ampiamente diffusi anche se non sempre innocui dal punto di vista fisico ed emotivo(villocentesi e amniocentesi comportano un seppur minimo rischio di aborto). Questi test infatti possono aprire
alla dimensione dell’attesa, quando sono necessari approfondimenti diagnostici
alla dimensione della scelta su come procedere qualora risultasse che il feto è affetto da malformazione/i o patologie genetiche.
Questo aspetto non sempre viene tenuto presente dalle coppie che si approcciano alla diagnosi prenatale come una procedura di routine e non come una possibilità, che comporta una forte assunzione di responsabilità in merito a rischi eventuali dei test e ai loro risultati e le relative scelte. Quello della diagnosi prenatale è un processo a step progressivi che una volta iniziato è difficile da interrompere. Se un test dà un’alta percentuale di rischio può essere difficile scegliere se andare avanti con test più invasivi oppure no, e dopo questi ci si può trovare a dover procedere con ulteriori esami per comprendere quanto grave è la situazione e infine si dovranno fare scelte talvolta anche molto difficili e complesse sia sul piano etico morale personale che sul piano psicologico e del mondo interno di ciascuno di noi.
Se i test sono positivi di fronte alla coppia si apre un ventaglio di possibilità sia di ulteriori indagini e approfondimenti, sia di scelte sul da farsi rispetto alla salute del feto e/o alla continuazione o meno della gravidanza.
In questa ottica si può capire come la diagnosi prenatale sia una procedura estremamente complessa dal punto di vista emotivo in primis per la donna che per la coppia.

Quando la diagnosi prenatale evidenzia una anomalia che è possibile trattare con la chirurgia
La comunicazione di un’anomalia fetale è un processo complesso che richiede un lavoro in team al fine di poter aiutare la coppia ad avere tutte le informazioni necessarie, con chiarezza e pazienza, nel più breve tempo possibile per poter prendere la decisione più appropriata alla propria situazione. E’ molto importante quindi rivolgersi ad una struttura che garantisca un approccio multidisciplinare e che abbia un team di professionisti che prendono in carico la situzione in modo da potervi sentire “al sicuro” e nelle mani di professionisti di cui vi fidate.
Per la coppia è molto difficile dal punto di vista psicologico affrontare che il proprio bambino non corrisponde all’immagine ideale che ci si era fatti, emergono preoccupazioni circa l’accettabilità sociale del bambino e spesso le coppie esprimono timori circa la qualità della vita che potranno offrire al proprio bambino. L’aspetto positivo è che grazie alla diagnosi prenatale c’è il tempo di prepararsi sia informandosi che di elaborare psicologicamente il lutto del bambino ideale, quello dei propri sogni. Alla prima fase di schok e confusione di solito ne segue un’altra di ricostruzione dell’immagine del proprio bambino, che può essere accompagnata comunque da momenti di ansia relativa alle incertezze che comunque la maggior parte delle diagnosi portano con se… fino a quando il bambino non è nato, non si verifica effettivamente quali problemi ci sono e come affrontarli è normale avere momenti di crisi e di sconforto (soprattutto con l’avvicinarsi del parto). Dopo la nascita di solito i genitori e soprattutto le madri spesso fanno emergere risorse sopite, diventano combattive, ma hanno comunque bisogno di tempo per prendere coscienza ed elaborare i problemi di salute e le eventuali disabilità del bambino.

E’ molto importante in tutto questo processo che va dalla decisione di continuare la gravidanza fino alla nascita e nei periodi successivi, che la donna e la coppia si facciano supportare da associazioni o gruppi di genitori

Va però tenuto presente che a seconda della complessità delle situazioni che vi troverete ad affrontare e dei vissuti che queste evocheranno in voi ci possono essere dei momenti più o meno lunghi di sconforto, rabbia e possono emergere dei vissuti depressivi o ansiosi che non vanno trascurati ne per il proprio stesso benessere, ne per il benessere della coppia e della famiglia in generale.
Il counseling psicologico e il supporto psicologico di uno psicologo esperto di psicologia clinica e psicoterapia perinatale può essere molto di aiuto sia in gravidanza che poi dopo quando il bambino nasce e durate le fasi più critiche delle cure.

Quando la diagnosi prenatale evidenzia un’anomalia che non è trattabile
I genitori in questi casi si trovano davanti alla dimensione dell’incertezza e dell’angoscia, che sono estremamente difficili da tollerare. Queste situazioni creano un fortissimo stress emotivo che può portare ad insonnia, mancanza di appetito, attacchi di ansia libera o somatizzata, attacchi di panico, distacco emotivo dal feto.
In queste situazioni ci si trova davanti al terribile compito di dover scegliere se interrompere la gravidanza, o se portare avanti la gravidanza con un feto che potrebbe non sopravvivere, o avere una vita breve e/o con una qualità di vita compromessa.
Le informazioni che di solito si ricevono circa la salute del feto non possono essere precise ed esaurienti finchè lo stesso non è nato. Anche il tempo per prendere delle decisioni è spesso estremamente ristretto. Sono momenti di grande angoscia per la coppia che brancola nel dubbio, lacerati tra l’attaccamento al proprio bambino e il desiderio di non farlo soffrire, offrendogli una vita difficile e precaria.
Qualsiasi sia la scelta ricordatevi che non ce n’è una giusta in assoluto, la vostra è senz’altro la scelta che in quel momento della vostra vita famigliare, di coppia e individuale, vi appare la meno peggio

Quando la diagnosi prenatale evidenzia una anomalia che è possibile trattare con la chirurgia

La comunicazione di un’anomalia fetale è un processo complesso che richiede un lavoro in team al fine di poter aiutare la coppia ad avere tutte le informazioni necessarie, con chiarezza e pazienza, nel più breve tempo possibile per poter prendere la decisione più appropriata alla propria situazione. E’ molto importante quindi rivolgersi ad una struttura che garantisca un approccio multidisciplinare e che abbia un team di professionisti che prendono in carico la situzione in modo da potervi sentire “al sicuro” e nelle mani di professionisti di cui vi fidate.
Per la coppia è molto difficile dal punto di vista psicologico affrontare che il proprio bambino non corrisponde all’immagine ideale che ci si era fatti, emergono preoccupazioni circa l’accettabilità sociale del bambino e spesso le coppie esprimono timori circa la qualità della vita che potranno offrire al proprio bambino. L’aspetto positivo è che grazie alla diagnosi prenatale c’è il tempo di prepararsi sia informandosi che di elaborare psicologicamente il lutto del bambino ideale, quello dei propri sogni. Alla prima fase di schok e confusione di solito ne segue un’altra di ricostruzione dell’immagine del proprio bambino, che può essere accompagnata comunque da momenti di ansia relativa alle incertezze che comunque la maggior parte delle diagnosi portano con se… fino a quando il bambino non è nato, non si verifica effettivamente quali problemi ci sono e come affrontarli è normale avere momenti di crisi e di sconforto (soprattutto con l’avvicinarsi del parto). Dopo la nascita di solito i genitori e soprattutto le madri spesso fanno emergere risorse sopite, diventano combattive, ma hanno comunque bisogno di tempo per prendere coscienza ed elaborare i problemi di salute e le eventuali disabilità del bambino.

E’ molto importante in tutto questo processo che va dalla decisione di continuare la gravidanza fino alla nascita e nei periodi successivi, che la donna e la coppia si facciano supportare da associazioni o gruppi di genitori

Va però tenuto presente che a seconda della complessità delle situazioni che vi troverete ad affrontare e dei vissuti che queste evocheranno in voi ci possono essere dei momenti più o meno lunghi di sconforto, rabbia e possono emergere dei vissuti depressivi o ansiosi che non vanno trascurati ne per il proprio stesso benessere, ne per il benessere della coppia e della famiglia in generale.

Il counseling psicologico e il supporto psicologico di uno psicologo esperto di psicologia clinica e psicoterapia perinatale può essere molto di aiuto sia in gravidanza che poi dopo quando il bambino nasce e durate le fasi più critiche delle cure.

Quando la diagnosi prenatale evidenzia un’anomalia che non è trattabile

I genitori in questi casi si trovano davanti alla dimensione dell’incertezza e dell’angoscia, che sono estremamente difficili da tollerare. Queste situazioni creano un fortissimo stress emotivo che può portare ad insonnia, mancanza di appetito, attacchi di ansia libera o somatizzata, attacchi di panico, distacco emotivo dal feto.
In queste situazioni ci si trova davanti al terribile compito di dover scegliere se interrompere la gravidanza, o se portare avanti la gravidanza con un feto che potrebbe non sopravvivere, o avere una vita breve e/o con una qualità di vita compromessa.
Le informazioni che di solito si ricevono circa la salute del feto non possono essere precise ed esaurienti finchè lo stesso non è nato. Anche il tempo per prendere delle decisioni è spesso estremamente ristretto. Sono momenti di grande angoscia per la coppia che brancola nel dubbio, lacerati tra l’attaccamento al proprio bambino e il desiderio di non farlo soffrire, offrendogli una vita difficile e precaria.
Qualsiasi sia la scelta ricordatevi che non ce n’è una giusta in assoluto, la vostra è senz’altro la scelta che in quel momento della vostra vita famigliare, di coppia e individuale, vi appare la meno peggio

L'aborto terapeutico

Prendere una decisione è altrettanto traumatico che ricevere la diagnosi di malformazione. Questa è una decisione dolorosa e difficile, a cui si arriva dopo una fase di confusione, sconcerto, contemplazione e di raccolta di informazioni, esami clinici, pareri spesso di diversi medici/centri. La diagnosi nella maggior parte dei casi crea si per sé uno stato di schok  e di interruzione del rapporto affettivo con il feto. Non è facile in queste condizioni di rischio e di anticipazione negativa relativamente alla vita/qualità di vita del bambino  poter prendere una decisione che non sia carica di dubbi, angosce e sensi di colpa.

Per cui se vi trovate a dover scegliere o ad aver già scelto

• sappiate che siete in una condizione emotiva particolare che necessita di tempo (quando è possibile) per essere contemplata e condivisa in coppia
• sappiate che avete diritto di sentirvi in lutto tanto quanto chi ha vissuto una perdita dovuta ad aborto spontaneo o morte endouterina fetale

Come ci si può sentire dopo una IVG terapeutica?

Il periodo successivo a questo tipo di lutto perinatale è spesso caratterizzato da tendenza all’isolamento,  ritiro sociale, evitamento di contatti con donne in gravidanza o con bambini piccoli, pensieri ambivalenti in merito alla scelta fatta, sensi di colpa. 

Talvolta non ci sono ricordi tangibili o memorie da conservare...

Ci si può sentire “difettati” con il peso di aver concepito un bambino con delle anomalie /malformazioni….e con il dubbio che possa ricapitare (nonostante le rassicurazioni mediche).

 Sappiate che perdere il proprio bambino per un’IVG terapeutica è un dolore solitario…….

E’ un dolore poco condivisibile sia perché di solito i genitori non lo rivelano se non a pochi intimi, sia perché comunque anche socialmente è difficile da condividere sia per la coppia che lo vive in prima persona sia per chi circonda la coppia. Le frasi di parenti e amici risuonano spesso inopportune e quando c’è la dimensione del “segreto” può essere ancora più difficile interagire. Spesso la donna vive un’intensa solitudine e vuoto, e anche la coppia tende a vivere l’evento con modalità differenti che possono portare ad allontanarsi e a sentirsi reciprocamente poco capiti e supportati.

Il dolore legato a questa perdita si allevia di solito gradualmente entro un anno dall’aborto, ma in queste situazioni è molto importante poter avere un supporto psicologico a bassa/media intensità (a seconda del quadro psicologico) da parte di uno psicologo specializzato in psicologia clinica e lutto perinatale . Questo  permette di elaborare al meglio gli aspetti legati alla maternità interrotta, i sensi di colpa, le difficoltà di relazione/coppia/sociali,  gli aspetti legati al lutto anche in un’ottica di una eventuale futura gravidanza.

Quali i rischi di una IVG terapeutica per la salute emotiva e per la relazione di coppia?

I rischi più rilevanti sono quelli di sviluppare un disturbo depressivo, un disturbo posttraumatico da stress, un disturbo da lutto complicato, difficoltà /crisi di coppia, difficoltà emotive nella gravidanza successiva.

LA gravidanza successiva così come la data presunta del parto, l’anniversario dell’IVG o l’interazione con amiche o parenti in gravidanza o che partoriscono, sono sempre elementi difficili da affrontare e che possono creare un disagio rilevante.

Un altro aspetto importante che non va trascurato è il differente modo di vivere l’evento da parte dell’uomo che spesso tende a non manifestare le proprie emozioni e a concentrarsi sul lavoro, sugli aspetti più pratici e organizzativi, , chiedendo spesso alla propria compagna di riprendersi al più presto. Queste differenze possono creare una frattura e conflitti all’interno della coppia, proprio per questo può essere importante e utile avere uno spazio di counselling psicologico specialistico che permetta il riattivarsi dell’ ascolto e del supporto reciproco.  

 Il disagio emotivo può diventare più duraturo e persistente soprattutto se sono presenti degli specifici fattori di rischio:

  • storia di disturbi psicologici e psichiatrici precedenti
  • storia di malformazioni/patologie genetiche in famiglia
  • eventi traumatici/traumi psicologici pregressi (abusi, violenze fisiche o psicologiche, lutti importanti e/o multipli, gravi incidenti )
  • elevato conflitto decisionale e risposta psicologica traumatica post IVG
  • scarso supporto del partner e sociale, con isolamento
  • auto colpevolizzazione persistente
  • elevata età gestazionale del feto, anomalia non letale

 

In ogni caso quando condizioni di auto colpevolizzazione, evitamento sociale, attacchi di ansia (somatica o libera, attacchi di panico con o senza agorafobia), disturbi del sonno , disturbi dell’appetito, immagini intrusive dell’evento, autobiasimo e colpevolizzazione, trascuratezza, difficoltà di coppia persistono per più di 6/8 settimane è utile rivolgersi ad un professionista specializzato in psicologia e psicoterapia clinica perinatale e in lutti perinatali, per ridurre l’impatto emotivo dell’evento ed elaborare gli aspetti traumatici e luttuosi legati all’IVG.

Ricordate che questo è importante per la vostra salute emotiva, per la coppia, per i figli che già avete e per quelli che arriveranno dopo.

Va inoltre specificato che nella gravidanza successiva ad un IVG terapeutico può essere necessario un supporto psicologico specializzato (a bassa/media intensità o un intervento psicologico breve focale) per affrontare gli aspetti che riemergono e che non sono stati superati relativi alla precedente esperienza.

Quando ci riprovo?

Per alcune di voi la risposta è subito, vi sentite di non voler lasciare tempo o di non poter aspettare (per l’età che avanza) per cui sentite il bisogno/l’esigenza di affrontare nel più breve tempo possibile un ‘altra gravidanza. 

Se un'altra gravidanza vi può far sentire sollevate e  vi permette di investire in un progetto di genitorialità positiva, dopo tanta sofferenza, ricordate che vivere un’altra  gravidanza senza essersi dati il tempo di vivere il lutto per la perdita del bambino che aspettavate può portarvi a sentirvi in colpa, al riaffiorare di ricordi dolorosi/traumatici rispetto all’altra gravidanza e in alcuni casi a sintomi ansiosi o depressivi sia durante la gravidanza che nel dopo parto.

In particolar modo sono critiche la data presunta del parto e l’anniversario dell’IVG terapeutica che sollecitano ricordi, ansie, aspetti depressivi di mancanza e traumatici. 

Non sempre il principio del chiodo schiaccia chiodo funziona, per cui se è possibile può valere la pena darsi del tempo. Questo non può essere uguale per tutti dato che i tempi del lutto sono sempre molto individuali e dato che l’IVG terapeutica sollecita aspetti emotivi molto forti e può portare con sé anche aspetti traumatici su cui è importante non soprassedere. L’esperienza suggerisce di aspettare almeno che sia passata la data presunta del parto, in modo da “chiudere il cerchio” dell’altra gravidanza.

Continuare la gravidanza e Hospice perinatale (da scrivere)

Come possiamo aiutarti?

POSSIAMO PRIMA DI TUTTO

ascoltarti nei tuoi dubbi e nelle tue angosce, sia nella fase decisionale che nella fase postaborto.

Contattateci e chiedete un counselling decisionale o un counselling psicologico, la nostra pofessionalità e competenza sviluppata in anni di lavoro in questo ambito, sarà messa a vostra disposizione per aiutarvi a raggiungere la scelta migliore per voi. 

Dopo la dimissione ospedaliera siamo al vostro fianco se lo vorrete con colloqui psicologici di supporto (a bassa e media intensità) rivolti alla donna  e/o alla coppia, per aiutarvi nell’elaborazione sia del lutto che degli aspetti traumatici che possono accompagnare questo difficile e triste momento della vostra vita. 

Confrontarvi in gruppo (di aiutomutuo aito o in gruppi facebook) per alcuni è utile, mentre altri non si sentono a proprio agio. Inoltre in queste specifiche situazioni possono emergere aspetti emotivi difficili da gestire se i gruppi non sono condotti da personale preparato.

Ma al di la del gruppo può esserci il bisogno di 

un contesto intimo e caldo che può crearsi nel colloquio individuale, che vi aiuti ad elaborare il lutto e gli aspetti storico-personali ed esperienziali legati all’aborto e alla perdita del bambino e del progetto di genitorialità

Infertilità e fecondazione assistita

Quando un bambino non arriva...

Desiderare un figlio che non arriva è uno delle situazioni più stressanti e difficili che ci possono essere nella vita di una coppia. Il desiderio irrealizzato di un figlio viene vissuto come un potenziale lutto ed ha bisogno di tempo per essere elaborato.

Di fronte al figlio che non arriva non c’è un rimedio unico e che va bene per tutti:
Ci sono coppie che decidono di ricorrere alla fecondazione assistita, ma poi in seconda battuta se non riescono a realizzare il loro sogno si rivolgono all’adozione (anche se questo è un percorso di genitorialità ben diverso dall’avere dei figli biologici).
Ci sono coppie invece che decidono di non fare nulla e lasciar fare alla natura sin da subito o che dopo tentativi di fecondazione non riusciti decidono di interrompere la loro ricerca e di rinunciare al progetto di avere un figlio, cercando di dare un nuovo senso alla loro generatività
Coppie che decidono di ricorrere all’adozione come scelta di prima linea dacidendo di non percorrere il percorso di PMA
Qualsiasi sia la vostra decisione in questa fase iniziale è importante ricordare che far fronte ai moti emotivi e ai cambiamenti psicologici e relazionali che l’infertilità porta con sé, non è facile..La diagnosi di infertilità ha un forte impatto emotivo sia individuale che sulla coppia...

Dopo aver scoperto l’infertilità e nella fase decisionale sulla via da percorrere il counseling psicologico può essere molto utile per aiutarvi a chiarirvi a contenere l’ansia e l’angoscia, a trovare un vostro modo come individui e come coppia per affrontare questa difficile fase della vostra vita.

Come ci si può sentire dopo la diagnosi di infertilità?

La diagnosi vera e propria di solito  è un processo al quale si arriva dopo periodi di tentativi fatti avendo rapporti non protetti che però non portano alla gravidanza. Questa situazione di provare ad avere un figlio senza che mese dopo mese succeda nulla, è una condizione che può mettervi già dopo poco tempo in difficoltà. Soprattutto per le donne verificare che tutti i mesi arrivano le mestruazioni è spesso vissuto come una sconfitta che crea sconforto, abbattimento e rabbia. E più il tempo passa più la preoccupazione e i timori aumentano. Spesso ne risente anche la sessualità di coppia che diventa finalizzata alla riproduzione perdendo con il procedere del tempo gli aspetti di momento ludico e  di intimità. La diagnosi diventa in queste situazioni la conferma di un sospetto che apre a scenari angosciosi e spesso frustranti.

Sappiate che nella maggior parte dei casi:

• potrete vivere un periodo in cui la vostra autostima vi sembra fortemente compromessa,

• è possibile che abbiate la tendenza a colpevolizzarvi, a rimuginare

• è possibile che possiate avere difficoltà a parlare del problema che spesso rimane un segreto della coppia o da condividere con pochi intimi.

• La sofferenza e l’angoscia che provate altera anche il vostro modo di pensare al vostro futuro, alla vita di coppia, a voi stesse,

• potreste arrivare a sentirvi “come un ramo secco” oppure “inaridite” o ancora “in un vicolo stretto in cui l’unico barlume di luce è costituito dalla PMA”.

• Può diventare difficile anche frequentare amiche/coppie che rimangono incinte

• Per alcune di voi ogni nuova nascita nell’entourage amicale può esser vissuta come un rimarcare sia la mancanza della capacità di procreare, che del figlio tanto desiderato.

In  questo delicato momento di transizione è consigliabile avere uno spazio di supporto psicologico da parte di uno psicologo specializzato in psicologia clinica perinatale e infertilità/PMA per aiutarvi ad elaborare il dolore, ad affrontare la frustrazione e le difficoltà emotive e relazionali e di coppia che questa situazione porta con se.

Uomini e donne …due diversi modi di vivere l’infertilità

Sappiate che all’interno della coppia le donne spesso vivono una situazione di sofferenza emotiva più marcata ed evidente rispetto agli uomini che tendono ad esprimere meno i loro sentimenti e ad essere più rivolti all’azione  e a cercare soluzioni concrete e pratiche che permettano ad entrambi di non soffrire troppo.

Chiaramente però non si può generalizzare, ci sono infatti uomini che vivono molto intensamente e con grande risonanza emotiva la condizione di infertilità. Generalmente però nella coppia uomo e donna si equilibrano e se l’uno è molto sofferente l’altro cerca di mostrare meno (o di gestire diversamente) i propri sentimenti per non gravare sul partner.

Spesso le donne tendono a sentirsi eccessivamente responsabili dell’infertilità di coppia e a sentirsi particolarmente in colpa anche quando le cause non sono conosciute o sono legate a problematiche fisiche di entrambi.

Per gli uomini però scoprire di essere sterili o infertili può costituire un momento di grossa crisi individuale ed essere fonte di notevole stress.

Per entrambi questo è un periodo in cui lo stress emotivo e le tensioni emotive possono portare all’emergere di difficoltà e sintomi sia di tipo ansioso che di tipo depressivo. Anche la sessualità di coppia spesso ne risente

La Fecondazione Assistita (PMA)

Decidere  di intraprendere un percorso di PMA apre alla speranza ma è fonte di un turbamento emotivo con momenti di euforia e speranza dopo l’inseminazione o il transfert e momenti di grande sconforto rabbia e abbattimento quando arrivano le mestruazioni. I cicli di PMA che si susseguono possono arrivare a scandire la vostra vita che vi sembrerà finalizzata solo all’obiettivo di avere un figlio. Ogni ciclo che non porta ad un risultato è una sconfitta, un lutto da elaborare. Quando poi ci sono embrioni crioconservati sappiate che è normale sentirsi già in qualche modo madri di quei “futuri bambini” che aspettano solo che voi siate disponibili per accoglierli dentro di voi. Questa è una situazione psicologica molto complessa da gestire perchè ci si può sentire in colpa ad interrompere la PMA  e pone il problema di dover decidere cosa fare degli embrioni.

Dovete inoltre considerare che i trattamenti di PMA sono molto stressanti fisicamente ed emotivamente per cui valutate bene i tempi di ripresa tra un trattamento e l’altro e quanto siete disponibili a continuare…… Un effetto tipico di questi percorsi è la difficoltà a darsi un limite.

Questo è un argomento scottante e che forse non vi piacerà...ma noi crediamo sia importante trattarlo...

La scienza oggi ci offre la possibilità di spingerci sempre più in la promettendo che in qualche modo se si vuole e si insiste un figlio arriva. Spesso però si è così orientato all’”obiettivo” che talvolta non si valutano adeguatamente i costi sia fisici che emotivi di trattamenti continui e ripetuti che richiedono di portare i propri limiti (quello che siamo disposti ad accettare pur di avere un figlio) sempre più in la. Il rischio è quello di entrare in un meccanismo dove se il medico non mette un limite perché lo devo mettere io?....Forse perché prima del figlio venite voi?... Venite voi con la vostra vita di coppia che non può venire annullata, venite voi con il vostro corpo che va rispettato, venite voi con le vostre fragilità che non possono essere schiacciate, trascurate, non ascoltate….

I colloqui psicologici di supporto in questa fase possono essere di grande aiuto per gestire la tempesta di emozioni che si attivano con la PMA, le difficoltà di coppia e nella sessualità che possono emergere, le paure che si scatenano, l’isolamento e la solitudine in cui spesso vi sentite chiuse. 

Come ci si può sentire quando la PMA non va a buon fine?

E’ normale alternare momenti in cui vi sentite molto stanche e scoraggiate a momenti in cui invece riuscite ad avere la speranza che insistendo la prossima volta andrà bene…

Mantenere viva la speranza senza sentirsi sopraffatti dallo sconforto o dalla rabbia non è facile …

Oltre tutto il non poter parlare del proprio dolore e della propria fatica spesso accentua la sensazione di rabbia, di estraneità, di sentirsi diversi  dagli altri “a cui i figli sono concessi”.

I pensieri tipici di questa fase sono:

• Perché proprio a me

• Se mi capita questo è perché ho fatto qualche cosa di sbagliato (se c’è stato un aborto volontario, la situazione emotiva piuò essere molto complicata)

• Sono buona a nulla

• Il mio compagno  si stuferà

• Le altre che hanno figli non possono capire

• Non voglio vedere donne in gravidanza o che hanno neonati o figli piccoli

• Sono stufa che la mia vita ruoti intorno alle cure

• Odio il mio corpo

• Con tutti queste cure continue è come se fossi incinta perennemente senza mai arrivare ad avere un figlio

• Come faccio a fermarmi che ci sono gli embrioni /ovuli congelati che mi aspettano

PMA: quando la gravidanza parte ma non va avanti...

Per quelle di voi che sono  riuscite nel loro percorso PMA ad arrivare al test di gravidanza positivo o a portare avanti per alcune settimane la gravidanza c’è da gestire il crollo dell’illusione, la rabbia e il vissuto luttuoso rispetto alla perdita di gravidanza. Di fronte a ciò alcune decidono di riprovare subito con un’altra PMA altre invece possono sentirsi così scoraggiate e affaticate psicologicamente e fisicamente da volersi prendere una pausa momentanea. Se potete fatelo! Dedicatevi del tempo, ritagliatevi qualche piccolo spazio per voi e per la vostra coppia…coccolatevi

Tenete presente che se essere rimaste incinta da una parte vi farà sentire che se è già successo potrà riaccadere, dall’altra nei tentativi PMA successivi si può riaprire l’ansia e l’angoscia di poter perdere anche questa volta la gravidanza come vi è già successo...

quanti sentimenti contrastanti che si affollano dentro di voi...

PMA: Il transfert e la crioconservazione degli embrioni

La situazione in cui gli embrioni vengono crioconservati crea una aspettativa psicologica particolare…..in un certo senso ci si sente già genitori e spesso si hanno tutta una serie di fantasie e talvolta timori circa quelle potenziali vite che aspettano di essere fatte fiorire e di crescere grazie a voi.

Quando la PMA porta alla nascita di un bambino, l’avere degli embrioni congelati viene spesso vissuto come la possibilità di avere un potenziale altro figlio che vi aspetta e che è difficile non provare a far venire al mondo. La situazione però in questo caso è meno carica emotivamente di tutti gli aspetti di frustrazione, rabbia, sensazione di fallimento che caratterizza chi non ha figli e stà provando in tutit i modi ad averli

Quando la PMA non ha dato i risultati sperati avere gli embrioni crioconservati è un fattore che può far sentire sollevati dato che potete riprovare senza dovervi sottoporre alla trafila di esami ed interventi che normalmente precedono il pik –up. Per alcune emerge la sensazione che fare un altro tentativo sia d’obbligo…non ci si può fermare proprio ora...l’idea è di dover riprovare fino a che tutti gli embrioni hanno avuto la “loro possibilità”.

Questo può creare sensazioni ed emozioni molto contrastanti sia nella donna che all’interno della coppia, non è facile infatti scegliere liberamente se riprovare o no quando c’è un potenziale bambino che ti aspetta...

Dalla vostra avete che grazie alla crioconservazione potete evitare di sottoporvi allo stress fisico delle cure necessarie per arrivare al pik up, che una parte della strada la avete fatta e quindi potete prendervi un po’ di tempo in più, se lo volete, tra un tentativo e l’altro.

La fecondazione eterologa: i dubbi e le speranze

Alcune di voi ci arrivano come trattamento di prima linea…non avete alternative o l’eterologa o dovete rinunciare...
Per altre di voi l’eterologa arriva dopo più o meno estenuanti tentativi di fecondazione omologa che non sono andati bene…
In entrambi i casi la fecondazione eterologa può essere una scelta difficile in quanto introduce una variabile estranea alla coppia ed il figlio che nascerà avrà nel suo patrimonio genetico quello di un terzo. Non per tutti questa è una situazione accettabile. Per alcuni di voi sarà un compromesso affrontabile, ma è importante che non sia scontato.
Anche se questa decisione viene vissuta come la continuazione naturale dei tentativi già fatti con la fecondazione omologa, è importante che come coppia vi documentiate e vi soffermiate a considerare quali sono per voi i pro e i contro di avere un figlio che ha il patrimonio genetico di un terzo sconosciuto.
Si è visto infatti che una decisione “automatica” potrebbe scatenare successivamente dubbi, conflitti sia di coppia che con il bambino che potreste sentire meno vostro perché ha il patrimonio genetico anche di un altro esterno ed estraneo alla coppia. Possono emergere fantasie man mano che il bambino cresce circa somiglianze o attribuzioni di aspetti problematici del bambino al terzo che ha donato i gameti o l’embrione, con la successiva deresponsabilizzazione da parte dei genitori.

Cosa ci dicono le ricerche ?
Le gravidanze da fecondazione assistita sono caratterizzate da maggiore ansia di poter perdere il bambino (soprattutto se ci sono stati precedenti aborti) rispetto alle gravidanze insorte naturalmente…
Tenetelo presente ed eventualmente cercate di mettere in atto delle strategie per contenere i vostri vissuti ansiosi (possono essere utili specifiche tecniche di rilassamento e colloqui psicologici di supporto).se sentite che sono troppo intensi e vi creano un disagio nello svolgimento delle vostre attività quotidiane è importante chiedere aiuto ad un professionista esperto in psicologia clinica perinatale e PMA
Le donne vivono un malessere emotivo più accentuato degli uomini che vivono un disagio più legato alla relazione di coppia e alla sessualità...
Ebbene si’ e proprio così …non siete strane o sbagliate siete solo diverse dai vostri compagni, che vivono il disagio in maniera differente da voi….. E’ importante imparare ad accettarlo e tenere sempre aperto il dialogo di coppia
il malessere delle donne appare essere il fattore decisivo nella richiesta di aiuto psicologico…..
E’ così…. le donne soffrono emotivamente e chiedono aiuto più degli uomini per cui non siete voi ad essere sbagliate o deboli, e il vostro compagno forte...
E’ la natura che ci ha fatto diversi…ricordate che la maternità ( anche solo il desiderio di maternità) attiva particolari aree cerebrali che vi rendono particolarmente sensibili.

COME POSSIAMO AIUTARTI?

Prima di tutto tieni presente che è fondamentale riconoscere i segni di sofferenza emotiva conseguenti alla diagnosi e ai tentativi di PMA.

PARLA CON NOI

Dopo anni di lavoro con donne che affrontano questo difficile percorso sappiamo bene che anche solo raccontare, sentirsi ascoltate, comprese e aiutate a fare ed esprimere dei pensieri su di se e su come ci si sente può essere molto di aiuto in queste situazioni.

Se ti riconosci nelle situazioni e nelle difficoltà emotive e relazionali che abbiamo descritto non temere di essere incapace oppure anormale. Questo difficile periodo può essere affrontato e superato.

Ti possiamo offrire counselling decisionale e psicologico, specifici interventi di supporto psicologico (a bassa o media intensità) e psicoterapia mirati a seconda delle specifiche difficoltà.

Contattaci:
ti ascolteremo e momento per momento ti accompagneremo a seconda delle tue necessità in questo difficile percorso

Cosa ci dicono le ricerche ?

Le gravidanze da fecondazione assistita sono caratterizzate da maggiore ansia di poter perdere il bambino (soprattutto se ci sono stati precedenti aborti) rispetto alle gravidanze insorte naturalmente…

Tenetelo presente ed eventualmente cercate di mettere in atto delle strategie per contenere i vostri vissuti ansiosi (possono essere utili specifiche tecniche di rilassamento e colloqui psicologici di supporto).se sentite che sono troppo intensi e vi creano un disagio nello svolgimento delle vostre attività quotidiane è importante chiedere aiuto ad un professionista esperto in psicologia clinica perinatale e PMA

Le donne vivono un malessere emotivo più accentuato degli uomini che vivono un disagio più legato alla relazione di coppia e alla sessualità…..

Ebbene si’ e proprio così …non siete strane o sbagliate siete solo diverse dai vostri compagni, che vivono il disagio in maniera differente da voi….. E’ importante imparare ad accettarlo e tenere sempre aperto il dialogo di coppia

 il malessere delle donne appare essere il fattore decisivo nella richiesta di aiuto psicologico….. 

E’ così…. le donne soffrono emotivamente e chiedono aiuto più degli uomini per cui non siete voi ad essere sbagliate o deboli, e il vostro compagno forte……..

E’ la natura che ci ha fatto diversi…ricordate che la maternità ( anche solo il desiderio di maternità) attiva particolari aree cerebrali che vi rendono particolarmente sensibili.

 

Come possiamo aiutarti?

Prima di tutto  tieni presente che è fondamentale riconoscere i segni di sofferenza emotiva conseguenti alla diagnosi e ai tentativi di PMA..

Contattaci, PARLA CON NOI, dopo anni di lavoro con donne che affrontano questo difficile percorso sappiamo bene che anche solo raccontare, sentirsi ascoltate, comprese e aiutate a fare ed esprimere dei pensieri su di se e su come ci si sente può essere molto di aiuto in queste situazioni.

Se ti riconosci nelle situazioni  e nelle difficoltà emotive e relazionali  che abbiamo descritto non temere di essere incapace oppure anormale. Questo difficile periodo può essere affrontato e superato.

Ti possiamo offrire counselling decisionale e psicologico, specifici interventi di supporto psicologico (a bassa o media intensità)  e psicoterapia mirati a seconda delle specifiche difficoltà.

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 ti ascolteremo e momento per momento ti accompagneremo a seconda delle tue necessità in questo difficile percorso

Gravidanza a rischio

Gravidanza a rischio

Quando la gravidanza è a rischio...
Si rompe l’incantesimo per alcune, è la goccia che fa traboccare il vaso dell’emotività per altre, è una opzione messa in conto per altre ancora.
Comunque sia, le gravidanze a rischio sono una realtà poco considerata nei loro effetti emotivi…..troppa è l’attenzione per gli aspetti fisici, il corpo e la salute fisica della madre e del bambino sono in primo piano. Le reazioni emotive vengono considerate spesso sia dalle donne e da chi le circonda sia dai sanitari come reattive alla situazione di rischio di salute fisica e quindi ….poi passa tutto.
Non si pensa che comunque c’è una sofferenza emotiva di cui sarebbe importante prendersi cura per evitare l’esacerbarsi di situazioni di stress. Queste infatti potrebbero portare alla comparsa di sintomi postptaumatici, della sfera ansiosa e depressiva così come a conseguenze più o meno serie per la salute fisica ed emotiva sia in gravidanza ma soprattutto nel periodo successivo al parto
Spesso si pensa che basti una chiaccherata dispensatrice di buoni consigli, una pacca sulla spalla, con tanto di intensificazione dei monitoraggi medici e la situazione è sotto controllo.
In realtà però nella maggior parte dei casi non è così...
Per le donne scoprire che esiste un rischio per la loro salute e per quella del bambino può essere un evento estremamente stressante che può necessitare di supporto psicologico.
Non è detto che lo stress e gli eventuali disturbi emotivi siano proporzionati alla reale gravità del rischio
La definizione del rischio è infatti sempre un concetto che va chiarito e che si presta ad interpretazioni molto personali a seconda dello stato emotivo di base della donna, alla sua storia medica e di vita, e delle proiezioni e fantasie che quella specifica gravidanza sollecita in ciascuna di voi.
La dimensione medica del rischio: la dimensione reale del rischio
Esiste comunque un dato oggettivo di tipo medico che definisce il rischio... La gravidanza viene definita a rischio a seconda che ci sia
• una malattia pre esitente la gravidanza ( patologie autoimmuni, diabete, obesità, ipertensione)
• una condizione patologica materna che si scatena durante la gravidanza o che sia scatenata dalla gravidanza stessa (es diabete gestazionale, gravidanza gemellare, ipertensione gravidica, preclampsia, eclampsia, help sindrome, incontinenza cervicale)
• Altre condizione legate all’età e allo stile di vita possono connotare la gravidanza come a rischio di possibili evoluzioni patologiche

La dimensione psicologica del rischio: la percezione del rischio
La maggior parte delle donne ha una sua intuitiva percezione del pericolo, che non sempre va di pari passo alla gravità reale del rischio ….questo è il primo fattore che dovete tenere presente.
E’ possibile infatti che nonostante le rassicurazioni del medico e dell’ostetrica voi possiate sentirvi, molto in ansia, possiate avere dei pensieri catastrofici, vivere nella paura che la situazione precipiti e che possiate perdere il vostro bambino o partorire prematuramente.
Questo può creare una reazione di stress più o meno consistente e transitoria con una iperattivazione psicofisiologica e mentale che non va trascurata.

Come ci si può sentire quando una gravidanza è a rischio sin dal suo inizio?
Sapere sin dall’inizio che la gravidanza sarà a rischio permette di prepararsi emotivamente oltre che dal punto di vista organizzativo/concreto. Le aspettative sono importanti in quanto possono aiutare a ridimensionare l’impatto emotivo che un percorso di gravidanza difficile può avere sulla donna. Sapere cosa vi aspetta può essere un vantaggio in quanto potete organizzarvi negli aspetti concreti, programmare le visite e adeguare il vostro stile di vita e le vostre attività ed impegni alle esigenze della particolare situazione di gravidanza che vivrete/state vivendo. Questo però non significa che sarà più facile soprattutto se le cose non vanno così come pensavamo e si creano situazione di urgenza/emergenza, è possibile che possiate vivere un marcato disagio emotivo che in alcuni casi potrebbe esporvi poi all'instaurarsi di un disturbo emotivo (depressivo o ansioso post traumatico) in gravidanza ma soprattutto nel postparto.
Quando il rischio insorge improvvisamente…
Non è facile trovarsi allettati o a casa dal lavoro e a riposo quando tutto è filato più o meno liscio fino a quel momento.
In alcune situazioni ci possono essere ricoveri ospedalieri o addirittura improvvise situazioni di grosso rischio ( come la preclampsia ) o di parti d’urgenza (come nella help sindrome o nel distacco di placenta) che possono creare una situazione traumatica con conseguenti disturbi emotivi (disturbo posttraumatico da stress o disturbi d’ansia). Queste gravidanze sono difficili da gestire dal punto di vista emotivo, spesso c’è la preoccupazione persistente che possa capitare qualche cosa di brutto, gli alti e bassi spesso sono all’ordine del giorno, ma fate attenzione che lo stress emotivo non divenga eccessivo.
E’ importante in queste situazioni poter usufruire di un supporto psicologico a media/alta intensità

La dimensione medica del rischio: la dimensione reale del rischio

Esiste comunque un dato oggettivo di tipo medico che definisce il rischio….. La gravidanza viene definita a rischio a seconda che ci sia 

  • una malattia pre esitente la gravidanza ( patologie autoimmuni, diabete, obesità, ipertensione)
  • una condizione patologica materna che si scatena durante la gravidanza o che sia scatenata dalla gravidanza stessa (es diabete gestazionale, gravidanza gemellare, ipertensione gravidica, preclampsia, eclampsia, help sindrome, incontinenza cervicale)
  • Altre condizione legate all’età e allo stile di vita possono connotare la gravidanza come a rischio di possibili evoluzioni patologiche 

La dimensione psicologica del rischio: la percezione del rischio

La maggior parte delle donne ha una sua intuitiva percezione del pericolo, che non sempre va di pari passo alla gravità reale del rischio ….questo è il primo fattore che dovete tenere presente. 

E’ possibile infatti che nonostante le rassicurazioni del medico e dell’ostetrica voi possiate sentirvi, molto in ansia, possiate avere dei pensieri catastrofici, vivere nella paura che la situazione precipiti e che possiate perdere il vostro bambino o partorire prematuramente.

Questo può creare una reazione di stress più o meno consistente e transitoria con una iperattivazione psicofisiologica e mentale che non va trascurata.

Come ci si può sentire quando una gravidanza è a rischio sin dal suo inizio?

Sapere sin dall’inizio che la gravidanza sarà a rischio permette di prepararsi emotivamente oltre che dal punto di vista organizzativo/concreto. Le aspettative sono importanti in quanto possono aiutare a ridimensionare l’impatto emotivo che un percorso di gravidanza difficile  può avere sulla donna. Sapere cosa vi aspetta può essere un vantaggio in quanto potete organizzarvi negli aspetti concreti, programmare le visite e adeguare il vostro stile di vita e le vostre attività ed impegni alle esigenze della particolare situazione di gravidanza che vivrete/state vivendo. Questo però non significa che sarà più facile soprattutto se le cose non vanno così come pensavamo e si creano situazione di urgenza/emergenza, è possibile che possiate vivere un marcato disagio emotivo che in alcuni casi potrebbe esporvi poi all’instaurarsi di un disturbo emotivo (depressivo o ansioso post traumatico) in gravidanza ma soprattutto nel postparto.

Quando il rischio insorge improvvisamente…

Non è facile trovarsi allettati o a casa dal lavoro e  a riposo quando tutto è filato più o meno liscio fino a quel momento. 

In alcune situazioni ci possono essere ricoveri ospedalieri o addirittura improvvise situazioni di grosso rischio ( come la preclampsia ) o di parti d’urgenza (come nella help sindrome o nel distacco di placenta) che possono creare una situazione traumatica con conseguenti disturbi emotivi (disturbo posttraumatico da stress o disturbi d’ansia). Queste gravidanze sono difficili da gestire dal punto di vista emotivo, spesso c’è la preoccupazione persistente che possa capitare qualche cosa di brutto, gli alti e bassi spesso sono all’ordine del giorno, ma fate attenzione che lo stress emotivo non divenga eccessivo.

E’ importante in queste situazioni poter usufruire di un supporto psicologico a media/alta intensità.

Cosa può fare il compagno? (da scrivere)

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gravidanza a rischio
Quali le reazioni emotive di fronte ad una gravidanza a rischio?

Quando una gravidanza è a rischio i fantasmi che vengono evocati riguardano

  • l’impotenza
  • l’inevitabilità
  • la malattia/handicap 
  • la morte

In un momento che dovrebbe comunque essere positivo, per la donna che vive il diventare madre sul e nel corpo, può essere uno smacco alla propria capacità di proteggere se stessa e il suo bambino. L’autostima può risentirne pesantemente così come a propria identità di donna madre che da vita ed è in grado di proteggerla

 Le reazioni emotive più frequenti:

  • Per alcune di voi sarà istintivo avere un atteggiamento di controllo ed allerta rispetto all’andamento della gravidanza. Prestate una particolare cautela a rispettare le indicazioni mediche e comportamentali che vengono date dal medico al quale sentite di potervi affidare. Ciò nonostante è possibile che vi  sentiate a tratti ansiose e preoccupate, ma le visite e gli esami sono sufficienti a rassicurarvi e a permettervi di vivere la gravidanza in maniera sufficientemente serene da potervi coinvolgere affettivamente anche rispetto al bambino che dovrà nascere
  • Per altre ci può essere un atteggiamento di ipercontrollo e di allerta eccessiva con modalità di evitamento rispetto a ciò che ritenete possa essere dannoso e aumentare il rischio Questo di solito si traduce in un atteggiamento solo di relativa fiducia nei confronti del medico e dello staff, ogni incongruenza nelle informazioni date dal/dai professionisti viene colta ed attentamente analizzata. Questo atteggiamento vi potrà creare una risonanza intima di grande ansia, con difficoltà nel sonno, pensieri a tratti pessimistici e negativi che possono, se portate all’eccesso, ostacolare anche l’instaurarsi di un buon rapporto affettivo con il bambino che dovrà nascere. Quest’ultimo viene visto a momenti come un “ospite precario” che chissà se riuscirà a nascere con il conseguente reazione di distacco emotivo. Spesso in questi casi sentite di dovervi proteggere dalla sofferenza di una perdita temuta e mettete quindi in atto una difesa di distacco emotivo. La logica è ……finchè non siamo fuori pericolo e non sono sicura che il mio bambino possa sopravvivere non voglio legarmi troppo a lui

Le ansie in queste situazioni sono specifiche e relative all’andamento della gravidanza e alla possibilità di dare la vita ad un bambino che possa essere sano e non avere conseguenze al lungo termine.

II timore all’inizio è quello che possano intervenire fattori medici che interrompano la gravidanza prematuramente causando un aborto; successivamente che possa esserci un parto prematuro con conseguenze per la salute del bambino

  • Anche se più raro alcune di voi potranno mettere in  atto un atteggiamento di negazione e minimizzazione del rischio. Spesso si alternano momenti di minimizzazione  a momenti di preoccupazione. Questa è una modalità che per alcune donne permette di reggere a situazioni molto pesanti e difficili.

Se però la negazione è massiccia e porta a non proteggersi a sufficienza dal rischio è importante chiedere aiuto.

Spesso è il compagno, l’ostetrica o il medico che si accorgono di questo aspetto, che va sempre valutato attentamente con l’aiuto di un clinico esperto in psicologia e psicopatologia perinatale che abbia competenze specifiche in questo ambito.

Chi è più a rischio di disturbi emotivi concomitanti alla gravidanza a rischio ?

La gravidanza a rischio è di per sé un fattore di rischio per disturbi emotivi in gravidanza e nel postparto, proprio per questo può essere utile ed avere valore preventivo avere un supporto psicologico a bassa/media frequenza.

Tenete inoltre presente che se avete avuto lutti perinatali antecedenti la gravidanza, se avete avuto precedenti gravidanze difficili, parti traumatici, prematuri, più cicli di PMA o precedenti disturbi depressivi o ansiosi  è più probabile che possiate vivere la gravidanza a rischio o il postparto con un’ intensa sofferenza emotiva, vissuti depressivi, ansie eccessive, attacchi di panico, insonnia, pensieri ossessivi, di auto colpevolizzazione,  sensi di colpa eccessivi.

Quando lo stress legato al rischio è eccessivo e cosa fare?

E’ normale sentirsi in ansia e stressate quando si ha una gravidanza a rischio. Ciò che va valutato è quanto persistente e duratura è questa situazione di iperattivazione emotiva.

  • Se è circoscritta a specifici momenti  come le visite mediche o situazioni relazionali particolari, e se riuscite poi a trovare delle modalità per rassicurarvi e a ritrovare una relativa tranquillità, la vostra reattività emotiva può considerarsi non eccessivamente disfunzionale ed è da considerate  una reazione di adattamento.
  • Se invece la situazione di iperattivazione emotiva è persistente, presente per la maggior parte del tempo, non riuscite a trovare delle strategie per stare meglio, se crea sintomi di tipo ossessivo, attacchi di panico, insonnia, paure immotivate e altri sintomi che vi disturbano è consigliabile rivolgersi ad un clinico esperto di psicologia clinica perinatale per ricevere un  adeguato supporto psicologico mirato.
  • Inoltre se nonostante le rassicurazioni mediche valutate che le vostre preoccupazioni siano eccessive e non riuscite a rassicurarvi è importante che non sottovalutiate la vostra condizione emotiva.

 Può esservi molto utile un supporto psicologico a bassa/media intensità che vi aiuti sia a trovare adeguate strategie di gestione dello stress, sia a comprendere meglio i vostri vissuti quando questi siano eccessivi e fuori controllo. Questo è di fondamentale importanza anche per il postparto e per la relazione tra la mamma e il bambino

Essere informati può essere di aiuto a rassicurarsi?

In queste situazioni di rischio è sempre importante farsi aiutare a trovare la giusta misura raccogliendo le corrette informazioni (e internet in questo non sempre aiuta) dal proprio medico di fiducia. Spesso si ha la tentazione di raccogliere più informazioni possibile , con l’udea che più si è informati più si ha la situazione sotto controllo…….non è proprio così, se lo farete vi accorgerete che il rischio è di perdersi in una babele di opinioni, notizie , informazioni che non riguardano la vostra specifica situazione per cui poco attendibili e spesso molto ansiogene. 

Le visite e i controlli possono essere utili dal punto di vista psicologico, ma dipende da come vengono “utilizzati” Spesso sono molto attesi e vengono investiti di una funzione di controllo salvifica……sappiate che non è una buona idea chiedere continui controlli (più di quelli che il medico stabilisce che siano necessari e utili) per sedare l’ansia. Questo atteggiamento è un’arma a doppio taglio, vi si rassicura temporaneamente ma al primo piccolo sintomo spesso si ricade nuovamente nel panico.

Come possiamo aiutarti?

Possiamo aiutarti sia durante la gravidanza che nel postparto….

In gravidanza  possiamo utilizzare sia tecniche di rilassamento  specifiche (training autogeno respiratorio, minfullness) che tecniche per limitare l’impatto traumatico (EMDR) che una gravidanza a rischio può portare con sé. Inoltre possiamo lavorare sulla riduzione dello stress e sul favorire il bonding e la relazione con il tuo bambino

Nel postparto possiamo fornirti supporto psicologico, tecniche di riduzione dell’impatto traumatico di eventuali parti traumatici o gravemente prematuri, psicoterapia interpersoanle, psicoterapia supportiva (secondo il modello Kleiman) o psicoterapia psicodinamica centrata sulla genitorialità e le sue difficoltà .

CONTATTACI

PARLA CON NOI

raccontaci  la tua storia, noi ti ascolteremo, e se ne hai bisogno fisseremo una consulenza (di persona o via Skipe se non puoi muoverti) per comprendere meglio la tua situazione emotiva e valutare insieme come aiutarti.

Parto prematuro

Avere un bambino prematuro...

Questa è sempre un’esperienza difficile, imprevista e di grande fatica emotiva e fisica. 

Certamente l’età gestazionale del bambino e quindi il rischio per la sua salute così come le condizioni in cui il parto è avvenuto e le relative sequele psicologiche e fisiche per la madre, hanno un’importanza rilevante per come i genitori e la madre affronteranno il postparto.

Ricovero in TIN

 

Esperienza difficile………la TIN diventa una specie di secondo utero , un utero freddo meccanico tecnologico, dove il vostro bambino viene accudito e dove voi cercate di adattarvi ….la freddezza delle macchine oggi in molte TIN si contrappone al calore con cui ì’intero staff di operatori si prende cura del vostro bambino, ma anche di voi….

Adattarsi è difficile ci si sente in uno spazio senza tempo, quando si è a casa lontani dal vostro bambino è un supplizio, ogni squillo del telefono è un sobbalzare…il timore di cattive notizie che possono arrivare in ogni momento è un sottofondo angoscioso che vi accompagna per la maggior parte del tempo del ricovero. La condizione psicologica dei genitori , ma soprattutto delle mamme che hanno spesso alle spalle un parto traumatico, passa inevitabilmente in secondo piano…c’è la vita di vostro figlio in gioco ed è fisiologico che vi “dimentichiate” momentaneamente di voi. I gruppi di genitori e la possibilità di poter parlare con gli operatori e di avere dei colloqui di supporto con lo psicologo sono risorse importantissime che ogni genitore dovrebbe avere a disposizione. 

Le mamme...

Per le mamme reduci da un’esperienza di emergenza e comunque molto lontana dalla nascita che si erano immaginate, spesso in un primo momento si schok segue la presa di coscienza della situazione reale, che può essere più o meno a rischio per la vita e la salute del bambino. Quando i contatti genitori-bambino sono ridotti al minimo, la cesura tra il prima (nella pancia) e il dopo (nell’incubatrice) è particolarmente accentuata e solo gradualmente riuscirete a risentirvi mamme di quel piccolo esserino che vedete di fronte a voi….è importante che la gestazione psicologica continui anche fuori dalla vostra pancia e per questo è importante che vi facciate aiutare sia dal personale di reparto sia con spazi di ascolto psicologico dedicati che vi aiutino a ricucire lo strappo che sentite dentro di voi. La possibilità di interagire anche fisicamente col neonato è un passaggio fondamentale ed è di grande aiuto per i genitori e per il bambino. La marsupio terapia è una risorsa utilissima per poter dare continuità a quel legame fisico e psicologico interrotto con il parto.  

E’ però bene ricordare che siete comunque nel postparto e per di più state vivendo un grosso stress e talvolta avete anche vissuto un parto traumatico….tutti fattori di rischio per la salute psicologica della neomamma.

Fate attenzione alla vostra condizione emotiva, non solo nelle prime settimane dal parto, ma anche nei mesi successivi e quando tornate a casa con il vostro bambino….se avete sintomi di ansia o depressione, se avete pensieri ossessivi che vi tormentano, se non riuscite mai a rilassarvi, tanto da non riuscire a dormire, vi sentite sul punto di scoppiare ….è importante rivolgersi ad uno psicologo esperto di psicologia clinica e psicopatolgia perinatale per poter parlare di come vi sentite e valutare se avete bisogno di aiuto e di che tipo.

I papà...

Per i papà il parto improvviso, l’emergenza, la sensazione di essere impotenti spettatori di qualche cosa su cui loro non possono avere nessun controllo è un momento traumatico. Spesso è il papà che vede per primo il bambino, è il papà che racconta alla mamma che cosa è successo e il desiderio di proteggerla si alterna alla paura di quel che può succedere e all’esigenza di trovare parole adatte. 

La necessità poi di dover continuare a lavorare e non poter stare accanto alla propria compagna e al proprio bambino con i tempi che desidererebbe, creano spesso al papà uno stress ulteriore…la preoccupazione per entrambi e il bisogno di essere comunque la parte forte che supporta la neo mamma, portano spesso i papà a condividere poco le emozioni e le fatiche di questo difficile momento.

Questa differenza nel vivere questo momento difficile della vita di coppia, può portare ad allontanarsi, a non sentirsi in sintonia e di reale aiuto l’uno per l’altra. E’ quindi importante che, una volta passata l’emergenza e appena vi sentite, possiate dedicarvi un po’ di tempo per confrontarvi, parlare anche delle eventuali difficoltà che state vivendo come coppia di genitori che stà affrontando il postparto, un momento che già di per sé non è facile, in questa situazione lo è ancor di più…..

Può essere molto utile se vedete che sorgono incomprensioni e difficoltà poter parlare sia individualmente che poi eventualmente in coppia con uno psicologo esperto di psicologia clinica perinatale e genitorialità.

L’allattamento al seno e il bonding

Allattare al seno, oltre al grande valore immunizzante e nutrizionale, è UNO dei modi in cui ci potrete sentirvi nuovamente connesse emotivamente e fisicamente con il vostro bambino 

Anche se appena nasce non potete allattarlo al seno…..

 Anche se è così piccolo che viene alimentato con sostanze diverse dal vostro latte……

vale la pena di avviare e mantenere l’allattamento con il vostro latte….ricordate che non appena il bambino sarà in grado, potrà anche attaccarsi al vostro seno e questo potrà essere un beneficio importante per entrambe e per la relazione con il vostro bambino, che ha bisogno di contatto e contenimento anche fisico.

Però attenzione ….non facciamo dell’allattamento un’ossessione, se non ce la fate a mantenere l’allattamento con il vostro latte e poi, quando sarà possibile, ad attaccare il vostro bambino al seno,  qualsiasi sia il motivo, è importante che non vi colpevolizziate più di quel che è fisiologico per ogni mamma (dato che sensi di colpa e essere mamme vanno spesso a braccetto….). 

Piuttosto è importante in queste situazioni che possiate parlare con un operatore che vi aiuti a capire come vi sentite e a chiarire le motivazioni che vi ostacolano nell’allattare il vostro bambino….non esistono motivazioni giuste o sbagliate in assoluto per allattare o non allattare…..

In questi momenti emozioni e pensieri possono essere molto travolgenti e difficili da decifrare, proprio per questo può essere utile parlare con il personale del reparto ed eventualmente chiedere uno o più colloqui psicologici che vi aiutino a capirvi meglio e a fare chiarezza dentro di voi. 

Ricordate comunque che ci sono operatori certificati e preparati che in ambito ospedaliero e territoriale così come nei diversi contesti privati, possono aiutarvi nel sostenervi in caso di difficoltà nell’allattamento con i prematuri…..

Il rientro a casa

E’ una seconda nascita , caratterizzata spesso da paure e timori, sensi di inadeguatezza e momenti di difficoltà…..è la prima volta che avete la completa responsabilità dell’accudimento del vostro bambino e per quanto abbiate fatto “pratica” in TIN, può non essere facile gestire il voostro bambino…..ma anche l’altalena di emozionoi e sensazioni che sentite dentro di voi.

Spesso rientrando a casa, si può avere un momento di “crollo” emotivo, finalmente ci si sente arrivati ad un tragurdo e si può permettersi pian piano di elaborare a fondo quello che è successo. Nel primo anno dopo il rientro a casa, a seconda della gravità della prematuranza e delle eventuali sequele, possono esserci periodi in cui vi sentirete particolarmente ansiose, o afflitte da pensieri pessimistici e negativi, o ancora tormentate dai sensi di colpa e dalla sensazione di fallimento. 

Questo può capitare e sono segnali che non vanno trascurati soprattutto se non sono circoscritti ad un breve periodo di adattamento, ma continuano e si ripresentano col passare dei mesi. 

Ricordatevi che siete maggiormente a rischio di poter incorrere in disturbi emotivi perinatali, sia di tipo depressivo (depressione postpartum) che di tipo ansioso (attacchi di panico, disturbi ossessivi compulsivi). Se avete avuto un parto traumatico è importante che vi facciate aiutare da uno psicologo formato nella cura dei disturbi traumatici da parto.

Quando il bambino cresce

Essere genitori di un bambino prematuro può portare con sé una costante preoccupazione di sottofondo , rispetto alla eventualità che crescendo possano emergere dei problemi legati alle conseguenze della prematuranza e delle cure che questa richiede. 

Ricordatevi che un bambino prematuro rischia di rimanere un bambino “diverso” per molto tempo nella mente dei genitori, anche quando ha recuperato, anche quando andrà alla scuola materna, alla scuola elementare, il rischio è quello di percepirlo sempre come  più fragile rispetto agli altri. Talvolta si può diventare eccessivamente controllanti , con la tendenza  a confrontare eccessivamente il proprio bambino nel suo sviluppo  con gli altri bambini. Ci sono genitori che si allarmano per ogni piccolo ritardo nelle tappe di sviluppo, o per ogni segno che normalmente passerebbe inosservato. L’ipercontrollo e il monitoraggio continuo in alcuni casi vi possono portare ad essere intrusivi o eccessivamente ansiosi con il vostro bambino ……questo non va bene ne per il bambino ne per voi. 

In altre situazioni è possibile che possiate reagire ritenerlo una specie di supereroe che tutto è in grado di affrontare, a scapito dell’ascolto delle parti di fragilità che ci sono in ogni bambino. Quindi  pensate che sì è stato un grande per avercela fatta, ma è comunque un cucciolo che ha bisogno di genitori che lo vedano sia nei suoi punti di forza che nei suoi punti di debolezza per poterlo sostenere nel modo più equilibrato possibile nel suo processo di crescita che porta con se inevitabili momenti di difficoltà.

Data la complessità dell’essere genitori di bambini prematuri (soprattutto quando “grandi prematuri”) è importante procurarsi un adeguato sostegno sia da parte di gruppi di genitori, ma anche, se necessario, da parte di professionisti esperti in psicologia  clinica perinatale e psicoterapia con competenze specifiche nella genitorialità e sviluppo del bambino.

parto prematuro per capirsi meglio
Parto prematuro...come ci si può sentire
  • Vi troverete di fronte allo shock della vista di vostro figlio, estremamente piccolo, fragile 

Cercate di essere insieme quando questo avverrà avete bisogno del supporto reciproco, pensate che è la prima reazione e che dovete elaborare quello che è successo…fatevi aiutare dal personale di reparto o in alternativa dai referenti delle associazioni che si occupano  di supporto ai genitori di bambini prematuri

 più in dietro siete con le settimane di gestazione più il bambino sarà “intoccabile” sia nella realtà che nel vostro immaginario (vi sembra che si possa “rompere” se lo toccate). Questo è un aspetto rilevante dal punto di vista psicologico, perché scatena emozioni molto forti.

Fatevi guidare dal personale di reparto, cercate qualcuno di competente con cui parlare di come vi sentite (il personale di reparto se è adeguatamente formato, oppure referenti di associazioni o uno psicologo esperto in psicologia clinica perinatale che conosca le specificità mediche ed emotive della nascita prematura

  • Vi sentirete in colpa per non aver potuto fare niente, per non essere “state capaci” di portare avanti la gravidanza, per non aver colto eventuali segnali premonitori

Per i sensi di colpa delle mamme c’è poco da fare….. difficilmente scompaiono, ma di solito si alleviano man mano che il bambino cresce ed è fuori pericolo. Se questo non accade è importante che possiate parlarne con uno psicologo esperto in psicologia clinica perinatale che conosca le specificità mediche ed emotive della nascita prematura

  • Vivrete all’inizio nella paura che possa morire o che possa portare conseguenze e danni per tutta la vita

Di questo è importante che parliate sempre con i medici per confrontarvi rispetto al reale fondamento delle vostre paure; il medico e il personale infermieristico, ha la funzione di potervi dare il “polso della situazione”. Quando questa è realmente grave è sempre importante che cerchiate di starvi vicini, che possiate parlare della vostra angoscia con il personale di reparto e se questa è persistente e vi porta ad avere gravi sintomi di ansia, insonnia, pensieri ossessivi è importante parlare con uno psicologo esperto in psicologia clinica perinatale 

  • Vi sentirete all’inizio incapaci di toccarlo e di avvicinarvi

Parlatene con il personale di reparto, fatevi guidare, accogliete i consigli…..ricordatevi che è normale avere un blocco all’inizio, è solo questione di iniziare. Fatevi guidare dal personale di reparto e dal vostro istinto anche se vi pare seppellito da una montagna di ansie e paure…Vedrete che il vostro bambino vi risponderà a modo suo, pensate che è stato  dentro di voi, sentiva la vostra voce…. Usate la voce prima di tutto per avvicinarvi al lui, vi riconoscerà e reagirà 

  • Vi sentirete angosciati per i trattamenti e le cure che il bambino deve subire…..temete che possa sentire dolore e questo vi crea ansia e in certi casi evitamento della situazione

E’ importante parlare con i medici e con gli operatori, farsi spiegare quali procedure stanno seguendo e come gestiscono il dolore… Ricordate che  oggi nei reparti di terapia intensiva neonatale, le procedure vengono eseguite cercando di sollevare i pazienti il più possibile dal dolore, e per un neonato prematuro rispetto a questo aspetto i reparti di patologia neonatale prestano una particolare attenzione proprio per le eventuali sequele che una errata gestione del dolore può portare nel neonato prematuro e pretermine.

  • Vi sentirete all’inizio inutili, il vostro bambino è nato e voi sentite che non potete fare nulla per aiutarlo e accudirlo….devono fare quasi tutto gli operatori

E’ difficile accettare di essere così impotenti….in realtà alcune cose le potete fare anche voi per il vostro bambino. La vostra presenza li accanto a lui per quel che è possibile, le vostre parole sussurrate con voce calma e rassicurante, il vostro odore quando vi avvicinate o se e quando è possibile lasciando qualche cosa di vostro che abbia il vostro odore accanto al bambino in prima battuta possono essere modalità per entrare in relazione e sentirvi/far sentire al vostro piccolo che non siete soli, che insieme ce la si può fare……Le mamme hanno inoltre la possibilità di contribuire attraverso il proprio latte a dare un importante contributo per la crescita e l’immunizzazione del bambino prematuro 

  • Vi sentirete impotenti e tristi, potrete a tratti sentirvi molto arrabbiati

E’ una reazione normale e “sana” soprattutto all’ inizio della vostra avventura in TIN….in fin dei conti nella maggior parte dei casi il parto prematuro  arriva più o meno inaspettatamente non è facile da accettare ed elaborare è un evento che dal punto di vista psicologico e di relazione madre/padre bambino ha un impatto importante…E’ importante avere degli spazi di pensiero e di parola dove poter portare questi sentimenti così forti che si scatenano. Talvolta se la situazione è stata vissuta come particolarmente traumatica ci può essere anche una difficoltà a pensare e stare con le proprie emozioni in quanto si è sintonizzati sull’emergenza e non ci si può permettere di lasciare emergere sentimenti che poi si teme di non poter gestire…come a dire “una cosa alla volta”. Spesso capita che possiate essere pensare : “intanto devo tenere duro”, e che riservate a momenti meno drammatici il prendervi cura di come vi sentite….fino a che il bambino non è fuori pericolo e non lo portate a casa vi sentirete un uno spazio/tempo sospesi. E’ importante se ce ne è la possibilità partecipare ai gruppi per genitori e poter usufruire di colloqui psicologici di supporto e di elaborazione di quanto è accaduto. Talvolta quando il parto è stato particolarmente difficile possono essere utili interventi psicologici specifici per limitare i sintomi posttraumatici.

Come possiamo aiutarti?

COME POSSIAMO AIUTARTI?

Possiamo aiutarti sia durante la degenza ospedaliera qualora tu non senta un supporto adeguato, sia dopo la dimissione e nei mesi successivi e durante i primi anni di vita del bambino. Se riconosci i segni di sofferenza emotiva postparto, se sei in difficoltà con il tuo bambino, se ti senti in difficoltà con il tuo compagno richiedi un sostegno adeguato!

Ricorda che questo difficile periodo può essere affrontato e superato.

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ti ascolteremo e progetteremo insieme a te un supporto specifico, in grado di aiutarti ad affrontare le difficoltà e di potenziare le tue  risorse personali e di coppia.

Paura del parto

Quando il parto fa paura...

Per ogni donna e il suo bambino il parto è un evento fondamentale ed irripetibile, momento denso di significati e foriero di aspettative e di ricordi centrali nel ciclo di vita della persona.

L’anticiparsi nella vostra mente e l’avvicinarsi reale del parto sono caratterizzati da un ampia gamma di emozioni e sensazioni. Tra queste la paura del parto è un vissuto molto comune per molte di voi. Non dobbiamo dimenticare che  da sempre le donne che devono partorire hanno timori e paure più o meno forti e consapevoli e questo aspetto è in una certa quota normale. I timori che potete vivere possono riguardare la salute del bambino, l’incontro reale con lui o ancora la paura del dolore, degli interventi medici e di non poter controllare quello che accadrà. 

Per chi non ha mai avuto un’esperienza di parto, l’ansia rispetto ad una situazione realmente incognita è più che comprensibile. D’altra parte, anche chi di voi ha già avuto un’esperienza positiva di parto può provare una certa trepidazione di fronte all’impossibilità di sapere i tempi e il luogo d’inizio delle doglie, con  il timore di sbagliarsi nell’interpretare i segni premonitori, così come il timore per il decorso e per il dolore che potrà provare.

Inoltre dovete tenere presente che, differentemente da quanto si può pensare, la paura del parto non riguarda solo il periodo più prossimo al parto stesso, ma può manifestarsi e permanere durante tutta la gravidanza o essere presente addirittura prima, quando si prende in considerazione la scelta di concepire un bambino.

Quando la paura del parto (tocofobia) è eccessiva?

Quando la paura del parto diventa paralizzante e terrificante e si caratterizza come una condizione invalidante sia fisicamente che emotivamente. In questi casi si parla di tocofobia [termine che deriva dal greco come parola composta di τόκος (tòkos), parto o nascita, e ϕόβος (fòbos)] per intendere uno stato dove l’ansia specifica per il parto è tanto intensa da portare ad evitare quanto più possibile tale evento. 

In una percentuale compresa tra il 6 ed il 10% delle donne in gravidanza,  la paura del parto diventa una condizione patologica.

La tocofobia è una forma specifica di disturbo d’ansia che si manifesta con 

  • preoccupazione costante,
  • incubi,
  • disagi fisici, 
  • difficoltà di concentrazione sul lavoro o nelle attività domestiche. 

La donna con tocofobia teme molti aspetti del parto tra cui 

  • il dolore,
  • le ferite ostetriche, 
  • la possibilità di incorrere in problemi di tipo assistenziale o in un taglio cesareo d’emergenza. 

Una paura molto forte riguarda l’angoscia di poter morire durante il parto. Per molte donne, soprattutto primipare, la paura maggiore è quella che il bambino possa non essere sano o che possano avvenire delle complicazioni durante il parto. In molti casi la paura riguarda il proprio personale vissuto durante il parto e la capacità di affrontarlo fisicamente e psicologicamente.

 

Cosa influenza la tocofobia?

La paura del parto è influenzata da alcuni fattori come:

  • la percezione soggettiva del momento di vita,
  • il dover affrontare numerosi eventi di stress,
  • l’essere più o meno soddisfatti del rapporto di coppia 
  • la presenza di supporto da parte di familiari ed amici, 
  • l’avere una situazione lavorativa più o meno stabile. 

Inoltre, anche alcune caratteristiche personali possono rendere la donna più vulnerabile come l’aver sofferto in passato di disturbi psicologici, avere un livello di ansia elevato o una bassa stima di sé.

Il poter scegliere e controllare alcuni aspetti del parto sono fattori che giocano un ruolo chiave nell’attenuare la paura. Pertanto è importante che ciascuna di voi esprima i suoi desideri e le sue paure rispetto al travaglio e al parto all’ostetrica e al ginecologo che la segue durante la gravidanza in modo da poter preventivamente verificare caso per caso  quali eventuali interventi ad azioni possono essere indicate affinchè il parto non  diventi un evento negativo o addirittura traumatico. Dobbiamo comunque ricordare che la tocofobia è una disturbo fobico specifico che può necessitare una presa in carico adeguata da parte di specialisti con specifica competenza in psicologia clinica e psicoterapia perinatale

E’ importante anche fare molta attenzione all’influenza che arriva dalla cultura di appartenenza, oltre che dall’atteggiamento trasmesso dalla famiglia. 

Ricordate che il Web, Facebook, le chat con altre mamme possono essere molto utili, ma anche foriere di contenuti contraddittori ed estremizzati rispetto al parto, per cui è sempre importante fare attenzione alle fonti e chiedere delucidazioni agli esperti. 

In questo senso, informarsi in modo corretto e consapevole e partecipare ai corsi di accompagnamento alla nascita può essere molto positivo per ridurre la paura.

Come si esprime la tocofobia?

Esistono tre forme di tocofobia distinte, secondo una classificazione riconosciuta e promossa da Hofberg e Brockington (2000): la tocofobia primaria, la tocofobia secondaria e la tocofobia secondaria alla depressione in gravidanza.

Quando la paura del parto è presente prima della prima esperienza di concepimento, iniziando in genere nell’adolescenza o nella prima età adulta, si parla di tocofobia primaria. Questa paura profonda del parto può portarvi anche ad evitare di concepire un bambino per non dovervi confrontare con la realtà di quella paura. Quando si è in gravidanza questa paura porta a vivere tutto il percorso con  grande disagio, con ansia, umore basso e molti sintomi fisici. Molte donne talvolta ancor prima della gravidanza, si interessano per poter richiedere un parto per taglio cesareo. Tenete presente che comunque questa paura si è costruita nel corso della vostra vita e può essere utile approfondire la vostra storia personale e le eventuali vicissitudini di tipo traumatico.

La tocofobia secondaria è una paura che si sviluppa dopo una precedente esperienza di parto. Si può manifestare con l’evitamento di una successiva gravidanza e il parto o con il desiderio di un taglio cesareo elettivo. Si sviluppa dopo eventi accomunati dall’essere stati vissuti come traumatici dalla donna. Questi possono essere stati un parto complicato o anche un parto definibile come normale dal punto di vista ostetrico, ma vissuto come traumatico, un aborto, una morte fetale o un’interruzione di gravidanza. 

L’aspetto fondamentale da tenere in considerazione è che la traumaticità sta in come una donna ha vissuto il parto e non sempre e solo in ciò che è realmente accaduto. Molte persone infatti fanno fatica a credere che il parto possa diventare un evento traumatico per le madri, soprattutto se poi il tutto va a buon fine. Proprio per questo motivo, molte donne che soffrono di questo problema si trovano isolate e poco capite e fanno fatica a parlare del loro vissuto per il timore di essere giudicate o sottovalutate. Questa forma di tocofobia si collega ai traumi da parto, per approfondire rimandiamo alla sezione dedicata.

Nella terza forma, la tocofobia è un modo in cui il disagio si esprime come conseguenza della presenza di una depressione in gravidanza. In questo caso la paura del parto non era presente ed è in netto contrasto con i pensieri e le credenze che la donna aveva in passato.  La donna pertanto prima dell’inizio della depressione non aveva vissuti negativi rispetto al parto né esperienze traumatiche di parti precedenti e la paura del parto è un aspetto che rientra nella visione negativa di sé stessa e del mondo esterno tipica della depressione.

Cosa può aiutare la donna a stare meglio?

Quando la paura è più lieve e affrontabile, è sufficiente sentire il supporto di altre future mamme, informarsi adeguatamente sia individualmente che tramite i corsi di accompagnamento alla nascita e consultare i propri professionisti di fiducia nel percorso di gravidanza (ginecologo, ostetrica).

Qualora l’ansia persista è consigliabile partecipare ad incontri, individuali o di gruppo, dedicati al tema del parto. Può essere utile incontrare gli operatori del reparto maternità dove si andrà a partorire e chiarire preventivamente i propri dubbi, esprimendo i bisogni e i vissuti personali. Sapere di essere capite e sentirsi accolte da chi vi seguirà in un momento così delicato potrà permettere di contenere una quota di ansia e paura. 

Se la fobia del parto causa un disagio importante e permane nel tempo è importante chiedere un aiuto specialistico.

Quando rivolgersi ad un professionista con competenze specifiche in psicologia clinica e psicoterapia perinatale?

Se questa situazione perdura da molti anni e influenza la scelta di poter avere un figlio può essere utile rivolgervi ad un professionista esperto in psicologia clinica e psicoterapia perinatale, per chiarire quanto si sta vivendo e raggiungere un maggior benessere personale o di coppia.

Se state vivendo attualmente la gravidanza con uno stato di ansia molto forte può essere utile richiedere uno o più colloqui di consulenza o supporto emotivo per aiutarti a chiarire i vostri sentimenti e a ritrovare il vostro equilibrio.

La tocofobia è una condizione che non va sottovalutata perché può causare molteplici effetti negativi sia per la madre che per il benessere del feto e del futuro bambino, nonché influire sul rapporto di coppia.

Particolarmente quando la paura del parto è accompagnata da uno stato di disagio personale già pregresso o da una condizione di vita difficile è importante affrontare il problema.

Se hai vissuto un evento precedente in modo traumatico, per poter tornare a vivere in modo positivo l’esperienza del parto, un intervento psicologico o psicoterapico mirato può aiutarti a superare delle condizioni post-traumatiche.

Se invece ti senti molto in ansia per il parto e con un umore più basso del solito da un certo tempo, può essere utile capire meglio cosa ti stà succedendo. 

Tornare ad un equilibrio psicologico vi permetterà non solo di vivere con serenità l’evento parto ma anche di preparare un nido sereno per il “bambino in mente” e di incontrare il “bambino reale” con il necessario benessere emotivo.

Come possiamo aiutarti?

COME POSSIAMO AIUTARTI?

Prima di tutto  tieni presente che è fondamentale saper riconoscere di che tipo di tocofobia  soffrite e capire quando non va assolutamente sottovalutata e poter, in questi casi,  richiedere un sostegno adeguato!

Se ti riconosci nella situazioni  e nei sintomi qui descritti e hai bisogno di chiarirti le idee puoi contattarci.

Questo difficile problema non deve ostacolarti e bloccare il tuo desiderio di diventare madre.

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ti ascolteremo e progetteremo insieme a te un supporto specifico, in modo che il parto non sia un incubo da evitare.

Parto traumatico

Quando il parto è traumatico...

La nascita di un figlio è un momento delicato, intenso ed irripetibile: la mamma ed il proprio bimbo, che fino ad allora si erano “sentiti”, per la prima volta si “vedono”, si incontrano nel mondo.

Il parto rappresenta così una tappa culminante della maternità che implica gli aspetti concreti del far venire al mondo il proprio figlio ed al tempo stesso carico di significati ed emozioni: tutte le aspettative e l'immaginazione che vi hanno accompagnato durante la gravidanza sfumano lasciando spazio all'incontro reale con il vostro bambino.                       

.. e quando qualcosa non funziona? 

Le donne che percepiscono la propria esperienza di travaglio e parto come traumatica sono un numero maggiore di quel che si creda (dal 23% al 45%). Questa situazione ha importanti ricadute psicologiche per la mamma e per la sua relazione con il neonato oltre che per la reazione con il partner.

La nascita di un bambino è senza dubbio un evento cruciale nella vita di una donna e di una coppia ma può essere anche un'esperienza difficile e dolorosa persino quando il suo decorso sia stato spontaneo e regolare.

L'evento del parto, seppur desiderato ed atteso, consiste in un momento in cui il dolore intenso trasforma, mette alla prova, spoglia la donna del suo senso di sicurezza facendole percepire un vissuto di impotenza.

Può accadere che durante il travaglio, il parto e le fasi immediatamente successive alcune di voi abbiano un’intensa sensazione di perdita di controllo, vissuti di paura intensa ed il timore per la propria vita o per quella del vostro bambino.

Se vi riconoscete in tali esperienze e vissuti, non sottovalutate l'importanza di poter ricevere un adeguato supporto ed assistenza psicologica!

Di seguito riportiamo alcuni consigli e linee guida per chi ha sperimentato un parto difficile e traumatico.

Cos'è traumatico?

Consideriamo traumatiche tutte quelle esperienze in cui si è assistito oppure ci si è confrontati con la possibilità di lesioni e pericolo per l'incolumità della propria o altrui vita.

Il disagio e lo stress post traumatico possono manifestarsi attraverso ricordi intrusivi, flashback, disturbi del sonno, incubi, inappetenza, stato ansioso e condotte di evitamento compromettendo significativamente la qualità della vita della persona che sperimenta tale stato di fragilità.

 

Non solo le catastrofi naturali, gli eventi violenti o i casi nefasti, anche il parto può essere considerato un evento così significativo, complesso ed intenso da tradursi, per alcune donne, in un evento traumatico.

Tale esperienza può essere obbiettiva e dunque trovare radici nelle eventuali complicanze concrete che possono presentarsi durante il parto; ma anche soggettiva in quanto traumatico è in ogni caso il vissuto di paura e fragilità provato dalla partoriente durante un evento così intenso e complesso, a prescindere dal fatto che il parto si sia svolto in maniera regolare.. Dunque non temere di essere inadeguata, incapace o “sbagliata” rispetto ad un eventuale disagio che provi in relazione all'evento del parto!

Cos'è un parto traumatico e il disturbo post traumatico da stress?

L’evento del parto, nonostante sia quotidiano e atteso, rientra tra quelle situazioni che soddisfano il criterio A del DSM IV-TR: il parto è un momento in cui vita e morte si avvicinano, si sfiorano e a volte anche si toccano. È un momento dove il dolore è violento, trasforma, mette alla prova, spoglia la donna e la rende impotente: i vissuti che accomunano molte partorienti sono la perdita di controllo e il sentirsi morire nelle fasi di travaglio avanzato.

È violento anche per chi assiste: ostetriche, padre e medici.

Inoltre può accadere che le condizioni di assistenza in ospedale non sempre favoriscano un approccio rassicurante, non rispettando la soggettività dei protagonisti e trascurando gli aspetti emotivi occupandosi soprattutto dell’assistenza tecnica all’evento biologico.

Il risultato è che per le donne il parto può in certi casi tradursi in un vero e proprio incubo, difficile da superare e che conseguentemente implica alcune strategie tipiche di evitamento come la ferma volontà di non avere più figli o il ricorso al cesareo programmato nelle successive gravidanze.

Molti autori dimostrano la possibilità di sviluppare un disturbo o una sofferenza psichica profonda in caso di gravidanze e parti che si concludono con un aborto o con la morte del bambino oppure  che presentano gravi complicanze quali la nascita prematura e la necessità di cure intensive.

Altri studi hanno dimostrato che il rischio di sviluppare sintomi o disturbi da stress postraumatico è alto anche con gravidanze e nascite fisiologiche non complicate, in presenza di altri fattori predisponenti, scatenanti e di mantenimento.

 

Chi è più a rischio di sviluppare un disturbo post traumatico dopo il parto?

Ci sono donne che nonostante abbiano un parto difficile non hanno la percezione di aver subito un trauma, e nel tempo non riportano conseguenze emotive importanti. Per altre invece le cose stanno diversamente …chi lavora con le donne nel periodo perinatale sa quanto spesso sia non solo l’effettiva traumaticità del travaglio e del parto , ma anche la percezione ed i significati che si attivano in ciascuna donna

Oggi sappiamo che le donne che più facilmente sono esposte ai sintomi post traumatici post-partum sono coloro che hanno vissuto specifiche situazioni di rischio come 

  • Difficoltà psicologiche durante la gravidanza come livelli elevati di ansia o tocofobia (paura del parto),
  • Anomalie o  complicanze durante la nascita (prematurità, problemi di salute della madre o del bambino, morte perinatale) …..queste vicissitudini inaspettate possono indurre nella madre vissuti di paura intensa, incertezza e impotenza del tutto riconducibili alla definizione di trauma.
  • Percezione di uno scarso supporto emotivo durante il travaglio ed il parto 
  • Esperienze traumatiche pregresse (del passato) costituiscono altri fattori di rischio per lo sviluppo di sintomi post traumatici.

In ogni caso, il fattore di rischio più specifico, che si configura come maggiormente predittivo dello sviluppo e del perdurare di PTSD post-partum, è la sensazione della donna di aver vissuto emozioni negative e forte disagio durante il travaglio ed il parto.

 

Come potresti sentirti durante e dopo un parto difficile

Cosa accade dunque quando si vive ed in seguito si ricorda il  parto come un'esperienza traumatica?

 

Le sensazioni sono da ricondurre a specifici vissuti:

 

  • Dolori fisici forti e persistenti
  • Sensazione di perdere il controllo e di impotenza durante il travaglio
  • Impiego di tecniche ostetriche invasive, come l'induzione delle contrazioni, l’utilizzo del forcipe, della ventosa o il ricorso al cesareo d’urgenza
  • Paura della morte o di danni per sé o per il bambino

 

In studi pubblicati che riportano i racconti delle donne che dichiaravano di aver avuto un parto traumatico, le tematiche maggiormente connesse ai vissuti traumatici a poche settimane dal parto erano:

 

  • Sentirsi invisibili agli occhi del personale ospedaliero 
  • Sentirsi senza controllo sul proprio corpo e sulle decisioni da prendere
  • Non essere stata trattata con umanità in un momento particolarmente delicato e difficile
  • Sentirsi in trappola rispetto alle procedure da attuare
  • Aver sperimentato un vortice di emozioni che non è stato possibile condividere
  • Aver avuto interferenze nelle relazioni significative (partner o altre figure di riferimento)
  • Volontà di avere successo come madre, nonostante tutto, ma paura di non esserne in grado a causa di un parto vissuto come faticoso e problematico.

 Considerate che se avete avuto un parto traumatico, nei mesi successivi al parto potreste vivere ancora panico, rabbia, pensieri di morte, senso di sconfitta e sensazione di dissociazione, avere più ricordi traumatici intrusivi e frammentati e ruminazione…

 

Questi sintomi vi devono indurre a chiedere aiuto ad un professionista specializzato in psicologia clinica e psicoterapia perinatale per valutare insieme se avete bisogno di un aiuto specifico e di che tipo.

E’ importante chiedere aiuto perché le conseguenze di un parto traumatico possono essere rilevanti per la donna per il bambino eper il rapporto di coppia

 

Quali rischi per la salute psicologica della mamma, del suo bambino e della coppia

I sintomi più caratteristici del DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress) postparto sono le strategie di evitamento che si sviluppano dopo il parto, quali:

 

  • un’intensa paura di affrontare successivi parti che può tradursi nella scelta di non intraprendere successive gravidanze

 

  • il rifiuto dei rapporti sessuali

 

  • la decisione di non allattare naturalmente il bambino o comunque un disagio durante l'allattamento

 

  • sentirsi “distaccata” dagli altri, provare un senso di estraneità nei confronti delle persone  significative come il bambino ed il partner

 

  • sperimentare la sensazione di non provare emozioni

 

  • potresti  sentirti ansiosa, preoccupata ed irritabile

 

Ricorda che questa situazione può interferire in maniera importante con la tua serenità e qualità della vita, con l’instaurarsi di un legame affettivo positivo con il tuo bambino ed con il mantenimento del legame con il partner.

Come possiamo aiutarti?

Prima di tutto  tieni presente che è fondamentale saper riconoscere i segni di sofferenza conseguenti ad un parto traumatico e poter, in questi casi,  richiedere un sostegno adeguato!

Se ti riconosci nella situazioni  e nei sintomi qui descritti non temere di essere incapace oppure una cattiva madre.

Questo difficile periodo può essere affrontato e superato.

Raccontaci la tua esperienza, parlarne e condividerla può essere già terapeutico, ma se questo non basta, noi possiamo aiutarti a comprendere meglio di cosa hai bisogno e offrirti eventuale supporto psicologico, e psicoterapiae specifiche per il parto traumatico (EMDR) e psicoterpaia psicodinamica focale, breve e a medio termine

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ti ascolteremo e progetteremo insieme a te un supporto specifico, in grado di aiutarti a ritrovare la serenità ed il piacere di questo  momento prezioso.

Rapporto di coppia

Diventare genitori….

Diventare genitori è una delicata fase di passaggio all’interno del ciclo di vita della famiglia che porta inevitabilmente la coppia a doversi riadattare a questo nuovo ruolo. Molte persone quando si confrontano con la maternità e la paternità scoprono nuove parti di se stesse e del partner.
Per quanto questa esperienza coinvolga tutte le famiglie con figli ognuna di esse lo vive in modo unico. La gran parte di voi, quando ha deciso di voler un bimbo non si è confrontato col partner sul tipo di genitore che vorrebbe diventare, su come vorrebbe educare il proprio bambino o su come gestirà i momenti di crisi …. ma vi siete trovati necessariamente a farlo nel momento in cui lo siete diventati e vi siete messi in gioco nel rapporto con vostro figlio. Non c’è un modo giusto e uno sbagliato per affrontare le difficoltà che i cambiamenti della gravidanza, del postparto e degli anni successivi ci mettono di fronte…. Ogni famiglia trova il proprio modo di gestire questi aspetti.

Inoltre, la modalità con cui avete deciso di diventare genitori vi rende l’uno diverso dall’altra: ci sono coppie che pianificano nei minimi dettagli il momento in cui provare ad avere una gravidanza; altre sospendono o non usano la contraccezione e lasciano che sia il “destino” a decidere per loro; altre ancora non hanno un’idea chiara rispetto a questo, portando con sé sentimenti ambivalenti verso la possibilità di avere un figlio.
Dall’altra parte, anche quando il bambino non arriva e la coppia scopre di non essere fertile, ciò può costituire una grande sfida per l’equilibrio di coppia.

La gravidanza viene vissuta allo stesso modo dalle mamme e dai papà?

Scoprire di essere incinta vi catapulta in un’esperienza che vi coinvolge fin da subito fisicamente oltre che psicologicamente. I cambiamenti fisiologici che accompagnano la gravidanza portano di solito ognuna di voi a vivere più o meno intensamente questa esperienza …i  9 mesi sono utili anche per iniziare ad adattarsi non solo ai cambiamenti biologici ma anche a quelli psicologici e sociali. Approfittate di questo tempo per prepararvi non solo fisicamente a partorire e ad accogliere il vostro bambino, ma anche psicologicamente.

 Per gli uomini è necessariamente diverso, non vengono investiti così a fondo in questa esperienza sin dall’inizio, ma le prime ecografie, i primi movimenti fetali percepibili dalla pancia della compagna e soprattutto i preparativi per il parto nel terzo trimestre lo possono aiutare a vivere e coinvolgersi in questa esperienza. 

Per quanto, visto così, il ruolo del padre può sembrare marginale, in realtà può essere una grande risorsa per voi e per il bambino…è chiaro che però ha bisogno di sentirsi coinvolto attivamente e in parte questo dipende anche da voi, dalla capacità che la coppia ha di condividere pensieri, paure, aspettative, speranze……Questo accade quando c’è un buon affiatamento di coppia …non è la gravidanza e l’arrivo del bambino che lo crea …anzi… Per cui prima di arrivare alla gravidanza è importante che la coppia sia sufficientemente solida e affiatata.

L’uomo già dalla gravidanza può fornire il supporto e il sostegno di cui la donna ha bisogno,  e quando ci sono dei disagi e delle difficoltà li può intercettare precocemente e aiutare la donna a parlarne aiutandola a chiedere l’aiuto di cui ha bisogno ( supporto sociale, supporto psicologico, cure mediche ecc) quando necessario.

E se il papà non vuole entrare in sala parto?

In questi anni i futuri padri stanno piano piano conquistando la loro presenza nelle sale parto e all’interno dei corsi di accompagnamento alla nascita. Fortunatamente ora viene data la possibilità alla coppia di vivere insieme il travaglio e il parto, permettendo ai padri di essere un sostegno e una risorsa per le loro compagne. Non dobbiamo dimenticarci, però, che come in tanti altri aspetti che coinvolgono questa particolare esperienza, è fondamentale ascoltarsi e ascoltare l’altro: come è opportuno che la donna si senta libera di scegliere chi vuole con lei in sala parto, anche l’uomo può decidere se si sente in grado di reggere a un’esperienza emotivamente così forte. 

Molto spesso i padri decidono di entrare in sala parto perché percepiscono la pressione verso questa scelta che può venire dalla compagna, dal personale ospedaliero oltre che dalle esperienze dirette di persone vicine a lui. 

Molti di loro possono vivere il pensiero del parto con paura e preoccupazione: per il timore di veder soffrire la compagna e/o di non saper cosa fare per sollevarla. Un modo per alleviare queste tensioni è che i padri possano scegliere più consapevolmente, coinvolgendoli attivamente nei corsi pre – parto e di accompagnamento alla nascita e alla genitorialità. Questo permette anche al padre di prepararsi a quello che succederà in quel momento e di avere degli strumenti per essere veramente di sostegno per la partner. Vivere questo momento positivamente, sia per la donna che per l’uomo, può avere effetti positivi a lungo tempo, rafforzando il legame di coppia.

La coppia dovrebbe trovare spontaneamente un nuovo equilibrio?

Ogni coppia è unica e oltre ad essere costituita da persone che portano con sé storie di vita diverse, ha costruito una propria storia all’interno della quale si fa spazio il progetto di diventare genitori. Quando avete iniziato a pensare alla possibilità di avere un bambino, ognuno di voi più o meno consapevolmente ha iniziato crearsi delle aspettative rispetto a come si troverà nel proprio ruolo genitoriale e a come sarà il proprio partner come genitore. Ci si trova a riflettere, più o meno consapevolmente, su come si sono relazionati i propri genitori nei nostri confronti e sui bisogni che come figli abbiamo sentito frustrati o soddisfatti… Pian piano in questo modo ci si costruisce mentalmente l’immagine ideale di come si vorrebbe essere come genitore. 

“Ritrovarsi” e Ritrovare l’Altro”, può essere difficile dato che si vien da famiglie e storie persoanli diverse. 

Per alcune coppie l’arrivo di un figlio può portare a sentirsi molto in difficoltà a conciliare le differenze nel modo di vivere e pensare all’essere genitori. Le donne spesso sono molto focalizzate su se stesse e la propria gravidanza prima sul neonato e sul bambino poi…. L’uomo può sentirsi escluso da questa “magica unione” tra madre e bambino, vorrebbe la sua compagna, ma non sempre per le donne è così automatico conciliare l’essere madre e l’essere donna ….ci vuole tempo perché ci si possa riprendere lo spazio di coppia e perché l ‘uomo possa sentirsi padre a tutti gli effetti. 

La donna è aiutata dalla biologia l’uomo per diventare padre deve essere aiutata dalla madre e……dal tempo. 

 Non sempre questo processo di lento e graduale cambiamento scorre liscio, a volte si può aver bisogno di un aiuto per scoprire dei nuovi modi per armonizzare l’essere genitori con l’essere coppia. 

L’avere un figlio, inoltre, porta a confrontarsi in modo diverso con le famiglie di origine di entrambi. Questo molte volte può essere una grande risorsa in quanto si riesce a percepire come supportiva la propria famiglia e quella dell’altro. 

 Tuttavia, a volte, il passaggio dall’essere figli all’essere genitori è difficile ed ostacolato involontariamente da fattori legati alle dinamiche delle relative famiglie. Con l’arrivo dei figli talvolta possono perdurare o emergere modalità di relazione con la propria famiglia d’origine  che  possono creare conflitti all’interno della coppia e del nuovo nucleo familiare.  In questi casi, può essere utile chiedere aiuto al fine di ritrovare un nuovo equilibrio di coppia e familiare e fare in modo di rendere costruttiva questa esperienza evolutiva. 

E quando il papà si sente escluso dal rapporto tra la mamma e il bambino?

E’ abbastanza comune che ci siano dei momenti o delle situazioni in cui ciò accade….in particolare nei primi mesi di vita, il rapporto di grande vicinanza fisica ed emotiva tra mamma e bambino può sollecitare questo tipo di vissuti nei neo papà.  Inoltre, l’allattamento esclusivo al seno, può portarvi ad avere minor desiderio di contatto fisico con un evitamento dei rapporti sessuali.

A questi fattori si aggiunge il fatto che i padri tornano al lavoro dopo un breve periodo di concedo parentale e si trovano a vivere il nuovo clima familiare solamente la sera e nei week end. 

Molte di voi riportano il desiderio di essere maggiormente aiutate dai propri partner, ma al contempo si preferisce la gestione esclusiva del bambino in quanto il compagno è impacciato o spaventato da un compito così delicato. E’ però veramente molto importante che ciascuna di voi, nei tempi e nei modi che più sentite  più affini, coinvolga il proprio compagno nel rapporto con il bambino. Questo è utile a più livelli: permettere a voi di alleggerire il carico di lavoro ed emotivo, e al padre di godersi il rapporto con il figlio. Inoltre la “presenza” del padre costituisce una prima forma di separazione dal rapporto esclusivo con la madre, favorendo un’iniziale apertura del bambino al mondo esterno.

E’ possibile ritornare a fare ciò che vi univa prima della nascita di vostro figlio?

Questa è una preoccupazione comune……..soprattutto nel primo periodo dopo il parto, in particolare per le donna i propri ritmi giornalieri vengono completamenti stravolti dalla gestione del bambino, ci sono momenti in cui si prova nostalgia verso le cose che non riesce più a fare e si può arrivare a pensare…”ma chi me lo ha fatto fare?” 

Proprio perché il cambiamento è “epocale” e non facile è importante cercare gradualmente di ritrovare prima di tutto degli spazi individuali, Insieme però è necessario mantenere vivo un dialogo di coppia che possa portare al desiderio di ritagliarsi qualche piccolo spazio comune piacevole. 

In questa ottica ricordatevi che è lecito ed importante ritagliarsi dei momenti per se durante la giornata (anche limitati nel tempo), non siete delle madri snaturate se lasciate il vostro bambino un’ora per andare dalla parrucchiera  o a fare ciò che vi gratifica, così come non siete dei genitori snaturati se decidete di prendervi un paio d’ore per uscire a bere qualcosa insieme.

 

 

Quando lasciare il bambino a casa e ritagliarsi del tempo per sé stessi o in coppia?

Partiamo dal presupposto che i neonati hanno bisogno di sentire la vicinanza fisica ed emotiva dei propri genitori, per questo motivo richiedono il contatto corporeo materno prolungato, hanno bisogno di ritrovare un contatto che li rassicuri e tranquillizzi. Non sempre però si è sereni, tranquilli e pazienti, ci sono giornate si e giornate no, ci sono giorni in cui può essere difficile prendersi cura del proprio bambino. Per questo è importante poter “staccare la spina” e rilassarsi, e per fare questo, a volte, si ha la necessità di lasciare il proprio bambino con qualcun altro. Questo non significa abbandonare proprio figlio ma prendersi cura di lui prendendosi cura di se stessi. L’importante è trovare dei tempi e degli spazi che rispettino le capacità di tolleranza del proprio bimbo (in base all’età), lasciarlo con gradualità permettendo al bambino di vivere il distacco serenamente. Ricordiamoci però che molto dipende da come noi viviamo la separazione dal bambino,  e dai messaggi impliciti che gli inviamo. Su questo ultimo aspetto è importante che ognuna di voi possa soffermarsi e fare delle riflessioni.

E’ normale che cambi il modo di vivere la sessualità dopo il parto?

La ripresa dei rapporti sessuali è uno degli aspetti che caratterizza in modo diverso le coppie. 

Molto spesso succede che dopo il parto possiate percepire un minor desiderio di intimità sessuale, soprattutto se state allattando al seno e se avete avuto un parto difficile. In questi casi è possibile che i vostri compagni si sentano trascurati, e, seppur percependo l’importanza della vostra attenzione esclusiva per il neonato, sentono il desiderio di ritrovare un’ intimità di coppia. 

Anche qui è molto importante tenere viva la comunicazione reciproca di sentimenti, bisogni. insoddisfazioni, cercando di trovare un punto di incontro. 

A volte così facendo un partner che si sente trascurato potrebbe scoprire, ad esempio, che anche la compagna percepisce il bisogno di vicinanza fisica, ma non si sente ancora pronta a causa del dolore o preoccupazioni che riguardano i rapporti sessuali; oppure una donna che si sente insicura e inadeguata a causa dei cambiamenti fisici o del latte che le cola dal seno, potrebbe scoprire che il partner non ha smesso di desiderarla, ma non cerca l’intimità per evitare l’ennesimo rifiuto e rispettare i suoi tempi.

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